Roma: itinerario a piedi dal Gianicolo alla Piramide Cestia, passando per Trastevere

Qualche mese fa, vagando per Roma con un paio di amiche e cercando di scovare posti poco frequentati dai turisti (anche se a Roma questo è quasi impossibile), siamo riuscite a realizzare un itinerario molto suggestivo, pieno di viste panoramiche mozzafiato, stradine fotogeniche e scorci nascosti sulla città eterna. Vi avviso, la camminata non è facilissima, ci sono un paio di salite (e qualche scalinata), ma il percorso è talmente bello che non vi accorgerete nemmeno della fatica.

La salita al Gianicolo

Noi siamo partite dal Gianicolo che abbiamo raggiunto in autobus dalla stazione di Trastevere, ma se siete in forma e vi va di camminare potete anche allungare l’itinerario partendo da San Pietro. Magari dopo aver fatto un giro alla piazza del Vaticano, imboccate prima Borgo Santo Spirito e poi la ripida salita di Sant’Onofrio. Arrivati in cima sarete già all’inizio della Passeggiata del Gianicolo.

La Passeggiata del Gianicolo

Il Gianicolo è un colle di Roma che non rientra nell’elenco dei 7 colli romani. E’ situato sulla riva del Tevere e misura 88 metri. Il suo nome sembra derivare dal dio Giano che qui avrebbe fondato un centro abitato chiamato Ianiculum. Divenne parte integrante della città solamente all’epoca di Augusto, anche se la zona rimase poco abitata e occupata soprattutto da ville e giardini.  Il Gianicolo fu anche chiamato “Montorio” (ovvero “Monte d’Oro”) a causa dell’arena gialla o “mica aurea” di cui è composto. Fu anche teatro degli eroici eventi del 1849, quando l’esercito francese attaccò la città. I repubblicani di Garibaldi resistettero per settimane alle truppe francesi di gran lunga superiori, finché non furono sopraffatti: a ricordo di ciò, nel Piazzale Giuseppe Garibaldi sorge la grande statua equestre a lui dedicata. In cima al colle è collocato dal 24 gennaio 1904 un cannone che spara un colpo a salve tutti i giorni a mezzogiorno in punto. La cannonata a salve di mezzogiorno fu introdotta da Pio IX nel 1847 per dare un riferimento alle campane delle chiese di Roma, in modo che non suonassero ognuna secondo l’ora a disposizione del proprio sagrestano, rischiando di non suonare contemporaneamente. Fino al 1903 il cannone sparò da Castel Sant’Angelo. Per pochi mesi fu trasferito a Monte Mario, finché nel 1904 trovo la sua sede definitiva sul Colle del Gianicolo.

Una volta in cima al colle sarete catturati dal panorama che offre una delle viste più spettacolari sulla città. Non vi sarà difficile riconoscere i monumenti più importanti: il Pantheon, la Sinagoga, l’Altare della Patria, le cupole di molte chiese e anche Villa Borghese. La vostra attenzione sarà attirata anche dal Muro della Repubblica Romana che porta incisi tutti e 69 gli articoli della Costituzione della Repubblica Romana scritta nel 1849. Il muro è stato inaugurato nel 2013 per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. 

Il Muro della Repubblica Romana
Vista dal Gianicolo

La discesa verso Trastevere

La discesa verso Trastevere è molto piacevole, sia per gli scorci mozzafiato sulla città, che per l’ombra offerta dal grande viale alberato. Dopo pochi metri vi troverete di fronte all’immensa Fontana dell’Acqua Paola, nota anche come Fontanone del Gianicolo, o come la chiamano i romani, semplicemente “il Fontanone”. Costruita all’inizio del 1600 per celebrare il ripristino dell’acquedotto di Traiano che portava l’acqua alle zone circostanti direttamente dal Lago di Bracciano, il Fontanone è diventato un importante simbolo di Roma, apparendo in diversi film, tra cui La Grande Bellezza. Di fronte alla fontana, una vista panoramica simile a quella del Gianicolo, catturerà la vostra attenzione.

Continuando la discesa, a sinistra vedrete presto il Mausoleo Ossario Garibaldino mentre a destra la Chiesa di San Pietro in Montorio ed il Tempietto del Bramante, considerato uno degli esempi più alti di architettura rinascimentale.

Fontana dell’Acqua Paola
Vista panoramica di fronte alla Fontana dell’Acqua Paola

Trastevere: er core de Roma

Mancano pochi passi al quartiere secondo me più caratteristico, colorato e vivo della città, “er core de Roma“: Trastevere. Qui potrete scegliere le stradine che più vi ispirano per cominciare l’esplorazione del quartiere e presto verrete catapultati nel paradiso dei locali e delle trattorie romane tipiche. Io ne approfitterei per provare la vera, unica ed inimitabile “cacio e pepe”. Non ve ne pentirete!

Basilica di Santa Maria in Trastevere

La Basilica di Santa Maria in Trastevere si trova nell’omonima piazza e vale la pena una visita al suo interno per il soffitto in legno con intarsi e decorazioni dorate. Prestate attenzione anche ai bellissimi mosaici dorati della facciata prima di entrare.

Ponte Sisto

Continuate la passeggiata fino a Piazza Trilussa, luogo di ritrovo dei romani e particolarmente frequentata nelle ore serali e da lì attraversate la strada fino a ritrovarvi sul lungotevere. Attraversate il ponte che si trova di fronte a voi, Ponte Sisto e costeggiate il Tevere dall’altro lato, fino all’Isola Tiberina. Vi trovate già nel ghetto ebraico.

Il ghetto ebraico

Continuando a passeggiare, arriverete facilmente al Portico d’Ottavia: un monumento romano costruito nel 146 a.C. Negli anni successivi venne ristrutturato ed ampliato varie volte ed i resti che si vedono oggi risalgono per lo più al 203 d.C. In età medievale, fino alla fine del 1800 qui c’era l’area della Pescheria, il principale mercato del pesce della città. La via principale è Via del Portico d’Ottavia, una strada piena di locali, bar e negozi, tra ristoranti di cucina giudaico-romanesca e pasticcerie Kosher c’è solo l’imbarazzo della scelta. La cosa migliore da fare una volta arrivati al ghetto, è semplicemente quella di passeggiare lungo le vie ed i vicoli molti dei quali pedonali. Per esempio Via della Reginella una delle più suggestive che vi porterà dritti a Piazza Mattei dove si trova la famosa Fontana delle Tartarughe.

La Bocca della Verità

Siamo giunti a metà della nostra passeggiata, ma mancano ancora delle bellezze da non perdere. Una volta usciti dal ghetto ebraico e tornati sul Lungotevere, costeggiate l’Isola Tiberina e poco più avanti vi troverete alla Bocca della Verità. La leggendaria scultura ha un diametro di 1,75 metri ed è dedicata al Dio del Mare, raffigurato con un volto barbuto e con gli occhi, il naso e la bocca forati. Pare che la famosa scultura non fosse altro che un tombino. Infatti i tombini, nella Roma Antica, riportavano spesso l’effigie di una divinità fluviale che “inghiotte” l’acqua piovana. Quel che è certo è che il mascherone gode di fama antica e leggendaria: si presume sia questo l’oggetto menzionato nell’ XI secolo, nei primi Mirabilia Urbis Romae, una guida medioevale per pellegrini, dove alla Bocca viene attribuito il potere di pronunciare oracoli. La Bocca della Verità venne poi resa immortale grazie alla leggenda popolare per la quale la bocca morda la mano di chi non dice la verità, e raggiunse la fama mondiale grazie al film Vacanze Romane.

Il Giardino degli Aranci ed il “buco della serratura”

Continuando sempre dritti, la strada comincerà di nuovo a salire e presto, lasciando il Tevere alla vostra destra, troverete delle scale che vi porteranno fino in cima al colle Aventino. Non sono tantissime, ma per esperienza personale, vi consiglio di non farle alle due del pomeriggio in piena estate se non volete rischiare un mancamento, perché vi avviso, non troverete uno stralcio d’ombra per tutta la salita. Una volta raggiunta la cima sani e salvi, siete arrivati al Giardino degli Aranci, da dove si gode di una delle viste panoramiche più belle di Roma. Il nome del parco deriva dalla presenza caratteristica di numerose piante di aranci amari e si estende nell’area dell’antico fortilizio eretto dalla famiglia dei Savelli.

Quando vi sarete riposati abbastanza su una delle panchine del parco, uscite dal giardino e raggiungete Piazza dei Cavalieri di Malta, pochi metri più avanti. Saprete di essere arrivati quando vi troverete di fronte una fila più o meno lunga di persone che aspettano il loro turno per spiare dal buco della serratura del portone di una villa. Tranquilli, non sono tutti impazziti! Da lì si ha una vista molto particolare e suggestiva del Cupolone di San Pietro. Vi consiglio di portare una macchina fotografica professionale per riuscire a scattare una foto, perché con il cellulare è quasi impossibile.

La Piramide Cestia

Siamo giunti ormai al termine della passeggiata. Dalla piazza del “buco della serratura”, basta scendere per Via di Porta Lavernale e dopo pochi metri vi ritroverete su Via Marmorata che vi porterà, attraverso il quartiere Testaccio, direttamente alla Piramide di Caio Cestio, una vera e propria piramide in stile egizio risalente al periodo tra il 18 ed il 12 a.C., fatta costruire come tomba per Caio cestino Epulone. La presenza di un monumento funebre in forma di piramide a Roma si deve probabilmente al fatto che l’Egitto era divenuto provincia romana alcuni anni prima, nel 30 a.C., e la cultura sontuosa di questa nuova provincia stava venendo di moda anche a Roma.

Dalla piramide potete decidere se terminare la passeggiata e prendere la metro linea B (si trova proprio di fronte al monumento), che vi porta sia alla stazione Termini che a Tiburtina, oppure, se non siete abbastanza stanchi e le vostre gambe non implorano “pietà!”, avete tantissime altre opzioni tra cui scegliere: potete tornare indietro fino a Circo Massimo e alle Terme di Caracalla, o immergervi nella romanità di uno dei quartieri più popolari e veraci della città: Testaccio. Nato come quartiere operaio, oggi è pieno di ristoranti e locali molto in voga soprattutto tra i giovani. Cuore del quartiere è la Piazza Santa Maria Liberatrice che ospita la chiesa omonima, unica parrocchia del rione. Da non perdere il Mercato di Testaccio, o Nuovo Mercato Rionale, aperto da Lunedì a Sabato fino alle 14:30, un polo gastronomico per i buongustai e punto di ritrovo ideale per chi vuole dedicarsi allo shopping.

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