Come soddisfare la fame di viaggi durante la quarantena

Se siete finiti sul mio blog, avrete sicuramente sentito parlare della sindrome di Wanderlust. Tranquilli, non è niente di grave, si tratta semplicemente della “malattia del viaggiatore”. Il termine deriva dal tedesco wandern: vagare e lust: desiderio, ed indica appunto un’impellente ed irrefrenabile voglia di viaggiare. A volte quest’esigenza di muoversi, di partire, di conoscere nuovi posti, può diventare una vera e propria malattia, studiata anche dagli psicologi che parlano di “sindrome di Wanderlust” quando l’assenza di viaggio o di movimento verso qualcosa di “Altro”, assume addirittura connotazioni talmente negative da far provare alla persona malessere fisico e/o psicologico. Io non sono del tutto convinta di soffrire di “Wanderlust”, ma di sicuro presento 3 dei sintomi principali: 1) non sono mai pienamente soddisfatta quando sono a casa, tanto che spesso mi sento vuota e assente, come se una parte di me stia sempre da qualche altra parte. Una volta ho letto in un libro di Isabel Allende un passaggio che mi ha colpito molto: esiste una credenza cilena per cui l’anima viaggia più lentamente del corpo e a volte si perde per strada, per questo chi viaggia molto non è mai del tutto presente, sta aspettando l’anima che vaga tra le nuvole; 2) vivo con un senso di nostalgia perenne e quasi tutte le mie frasi iniziano con “quando stavo a…” (infatti a volte ho paura di risultare insopportabile a chi mi ascolta, specialmente se non condivide la mia passione, ma non posso farci niente, è più forte di me); 3) mi rendo conto che quando viaggio cambio personalità, improvvisamente non sono più la Chiara timida e riservata che tutti conoscono, divento più estroversa, prendo dei rischi, interagisco di più con le persone, lo dimostra il fatto che quasi tutti i miei più cari amici li ho conosciuti in viaggio.

In questo momento particolare, con una pandemia in corso ed in pieno lockdown obbligatorio, immaginate che per chi soffre di “mal di casa”, la situazione può rivelarsi drammatica. Perché è vero che si può sopravvivere senza aerei, jet-lags, valigie da fare e disfare, tramonti sul mare, cibi locali ed avventure, ma noi viaggiatori ne abbiamo bisogno per sentirci vivi. Così ho pensato di elencare una serie di attività che durante la quarantena mi hanno aiutato a sentirmi meglio e ad evitare un crollo nervoso.

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1. Raccontare i miei viaggi

Scrivere, scrivere, scrivere. Per me è come una terapia, un modo per rivivere i miei viaggi, per ricordare ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni piccola cosa che inevitabilmente, con il tempo, cadrebbe nel dimenticatoio. Scrivete per voi, non abbiate paura, vedrete che può essere un’ottima valvola di sfogo per tirare fuori quello che vi passa per la testa. Io ho iniziato scrivendo i diari di bordo durante le vacanze in camper con la mia famiglia quando avevo circa quindici anni. All’interno di quei quadernini c’è di tutto: disegni, scontrini, mappe, volantini, cartoline. Ogni tanto li rileggo ed è incredibile come, scorrendo poche frasi, mi torni subito in mente nel dettaglio quella situazione o quella giornata della quale parlo nel diario, infatti scrivere si può rivelare anche un ottimo esercizio per la memoria. Pochi anni fa mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. Anche se non ritengo di essere una grande scrittrice e pubblico, non senza esitazione, solo l’ 1% di tutto quello che scrivo, è l’unico modo per condividere le mie esperienze con altri appassionati viaggiatori come me.

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2. Riguardare le foto

Ho tantissime foto dei miei viaggi sul computer, riguardarle mi mette sempre allegria e, sinceramente, mi commuove anche un po’. A tutti quelli che dicono che scattare foto vuol dire non vivere il momento, rispondo che in momenti come questo io posso viaggiare grazie alle mie foto. Sono arrivata al punto che non mi bastava più guardarle su uno schermo, perché diciamoci la verità, toccare le foto con mano, ha tutto un altro sapore; inoltre non ho piena fiducia nella tecnologia e ho sempre il terrore che qualcosa possa andare storto e le foto andare perse. Così ho scelto le foto più belle, soprattutto le più significative per me e le ho fatte stampare. Uno degli ultimi acquisti che ho fatto è il foto-libro, un vero e proprio libro dei ricordi, pieno di foto dei miei viaggi, che forse, un giorno, potrò mostrare ai miei nipoti.

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3. Aggiornare la Bucket List

Ora che abbiamo capito che la vita è imprevedibile, è arrivato il momento di renderla interessante ed iniziare a rivedere la nostra “lista”. Sto parlando della bucket list, una lista di esperienze da fare prima di morire o prima dei 40 anni, o prima di un certo periodo specifico, insomma l’importante è darsi una scadenza. L’origine dell’espressione viene fatta fatta risalire all’omonimo film del 2007 “The Bucket List”. Può essere qualsiasi cosa: leggere un libro in riva ad un fiume, sposarsi a Las Vegas, andare alle Maldive, salire su un cammello, buttarsi col paracadute, tutto quello che vorreste fare e che non avete mai fatto, aggiungetelo alla lista. Si tratta di un ottimo esercizio per focalizzarsi  sui propri obiettivi e per provare a vivere senza troppi rimpianti, e fidatevi che un giorno, quando spunterete qualcosa dalla lista, proverete una grande soddisfazione. Io avevo fatto la mia qualche anno fa, ma credo sia arrivato il momento di aggiornarla. Se siete curiosi o se cercate ispirazione per qualche idea, la trovate qui.

4. Pianificare il prossimo viaggio

Anche se per ora si tratta solo di sognare ad occhi aperti, perché né la crisi sanitaria mondiale, né la situazione economica personale (visto che sono rimasta senza lavoro), mi permetterebbero di viaggiare, nulla mi impedisce di iniziare a documentarmi, a fare ricerche, insomma ad organizzare un futuro viaggio. Il problema principale è che non riesco a decidermi ed ogni giorno cambio destinazione; per esempio oggi mi sono svegliata pensando che vorrei tanto andare in India, ieri pensavo alla Corea, l’altro ieri al Messico, la settimana scorsa a Cuba, a volte ho paura che non mi basti la vita intera per vedere tutto… Che rabbia pensare che dobbiamo stare chiusi in casa con la consapevolezza che c’è un mondo intero là fuori da scoprire!

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5. Leggere libri che riguardano viaggi

Sdraiarmi sulla mia amaca colombiana in giardino, all’ombra del pino, con un bel libro, sarà sempre una delle mie cose preferite. Mi rilassa e mi aiuta a pensare. Leggere libri sui viaggi può essere un’ottima fonte d’ispirazione, oltre che uno strumento per aprire la mente e capire la realtà vicina e lontana. Tra i libri che più mi hanno colpito, vi consiglio: “Nelle terre estreme”, di Jon Krakauer, dal quale è stato poi tratto il film “Into the Wild”, un viaggio nella natura selvaggia del Grande Nord e allo stesso tempo un viaggio nella propria anima per ritrovare se stessi; “Wild”, di Cheryl Strayed, la storia di una ventiseienne che decide di attraversare gli Stati Uniti a piedi; “Shantaram” di Gregory David Roberts, la vera storia di un latitante australiano che fugge in India; e poi come non nominare “Latinoamericana. Diari di una motocicletta” di Ernesto Che Guevara, un viaggio attraverso l’America Latina, dalle rovine del Machu Picchu al lebbrosario di San Pablo in sella ad una sgangherata motocicletta battezzata “La Poderosa”. Ne potrei nominare tantissimi altri, ma l’argomento meriterebbe un post a parte.

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6. Cucinare un pasto esotico

I sapori, le spezie, i profumi, aiutano moltissimo a rivivere esperienze di terre vicine e lontane. Quale miglior modo per ricordare un posto che cucinarne un piatto tipico? A casa mia come potete immaginare non mancano mai empanadas argentine, dulce de leche o arepas colombiane. A proposito avete letto il mio articolo sui cibi più strani che abbia mai provato in viaggio? Lo trovate qui

7. Viaggiare virtualmente

Grazie ad internet e alla tecnologia possiamo viaggiare senza alzarci dal divano. Certo, non è la stessa cosa, ma come si dice: a mali estremi… Con Google Arts and Culture si possono visitare più di 2.500 musei. Tra questi vi consiglio, se siete come me fan di Frida Kahlo, la visita virtuale alla Casa Azul, residenza della famosa artista messicana. Cliccando qui potete volare fino a Città del Messico, ed entrare nel colorato mondo di Frida. Io mi accontento di questo per ora, nella speranza di riuscire un giorno a visitarla dal vivo.

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Non perdiamo le speranze, ritorneremo a viaggiare, a provare quell’adrenalina e quelle farfalle nello stomaco che io ho sempre associato all’emozione di conoscere un nuovo Paese, di scoprire una nuova cultura, di assaggiare nuovi sapori. Ci saranno ancora le corse in aeroporto per non perdere l’aereo, ci saranno nuovi timbri sul passaporto, ricominceremo a vagare con una cartina in mano e a camminare per ore in città straniere, incontrando  nuovi volti e nuove storie. Condivideremo ancora le nostre avventure con altri viaggiatori conosciuti in ostello, con i quali inizieremo a parlare per caso, per poi renderci conto che abbiamo molto in comune. Ci saranno nuove occasioni per perdere l’ultimo autobus o l’ultimo treno e passare la notte in una stazione (perché succede anche questo), e poi quando arriverà di nuovo quel momento in cui raggiungeremo la cima di una montagna, o una spiaggia al tramonto, ci meraviglieremo di nuovo di fronte ad un paesaggio incredibile e pieno di colori e ci sembrerà di tornare a respirare.

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuly ha detto:

    Bellissimo post. Anch’io sono una viaggiatrice e non vedo l’ora di abbandonare la mia città e poter ripartire
    Passa nel mio blog se ti va

    Piace a 1 persona

    1. Sin Mapa ha detto:

      Grazie mille Giuly!

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  2. thechaosdragonfly ha detto:

    Leggendo il tuo post hai mi hai trasmesso tante emozioni: capisco perfettamente il senso di vuoto che si prova a casa, io senza neanche partire lontano, mi basta uscire e guardare ciò che mi circonda per tornare ad essere un po’ più motivata. Stare fuori, vedere gente dà una grande energia e ci rende molto più positivi! Spero che tu possa pubblicare di più, magari raccontando dei tuoi viaggi: alla fine non bisogna essere grandi scrittori, basta scrivere con passione e il resto vien da sé ☺️

    Piace a 1 persona

    1. Sin Mapa ha detto:

      Ti ringrazio moltissimo per le tue parole. È un momento di incertezze, chissà quando e se riprenderemo a viaggiare come prima. Se ti va, dai un’occhiata anche agli altri articoli del blog in cui racconto tutti i miei viaggi!

      "Mi piace"

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