Bienvenidos a la Republica de La Boca, l’Italia a Buenos Aires

Lo scrittore Borges diceva che gli argentini non sono altro che italiani che parlano spagnolo. L’immigrazione italiana è il secondo movimento migratorio più numeroso ed importante che ha ricevuto l’Argentina dove oggi gli italo-discendenti rappresentano la comunità europea di maggior spessore (più del 50 % della popolazione), superando persino i discendenti degli immigrati spagnoli. Il legame particolare che esiste tra Italia e Argentina mi ha sempre affascinato (tanto da scriverci la tesi di laurea). La curiosità di capire come vivono questi nostri connazionali a più di 11.000 chilometri di distanza mi ha portato a prendere un aereo per Buenos Aires dove, parlando con loro, ho capito subito, dall’emozione visibile sui loro volti ormai anziani e dagli sguardi pieni di nostalgia per un’Italia mitizzata e venerata come la patria perduta, che questo legame è molto più forte di quanto si possa immaginare.

La simbolica data d’inizio dell’ emigrazione italiana nelle Americhe può essere considerata il 4 Ottobre 1852 quando venne fondata a Genova la Compagnia Transatlantica per la navigazione a vapore verso il nuovo continente. L’afflusso in Argentina fu il maggiore tra quelli verso le Americhe; l’Argentina era, per i lavoratori del vecchio mondo, la terra promessa e gli italiani erano i più coinvolti in questa corsa sfrenata.

«[…] sopra 1.765.784 emigranti europei sbarcati nell’Argentina dal 1857 al 1898, 1.093.112 erano italiani.» Luigi Barzini, “L’Argentina vista com’è”, Tipografia del Corriere della Sera, Milano, 1902.

I primi immigrati italiani giunti a Buenos Aires, soprattutto genovesi, iniziarono a popolare una zona fino ad allora disabitata, perché inospitale e paludosa: La Boca. Qui ben presto il dialetto ligure divenne la lingua comune, infatti nella “piccola Genova” gli abitanti avevano imposto il modus vivendi della loro patria, tanto che nel 1882 un gruppo di essi decise di dichiarare l’indipendenza territoriale: venne issata la bandiera di Genova nel quartiere e fondata la “República Independiente de La Boca”, smantellata poco più di 24 ore dopo la sua fondazione dal presidente della repubblica Julio Argentino Roca che dovette intervenire personalmente a calmare gli animi dei rivoltosi.

Per far fronte alla grande richiesta di alloggi dovuta alla forte immigrazione, vennero realizzati degli edifici improvvisati con i materiali più economici, soprattutto lamiere e travi di legno, chiamati “conventillos”. Queste particolari strutture erano caratterizzate da tante camere che venivano date in affitto anche a cinque o sei famiglie diverse, con servizi e cucina in comune ed un grande cortile centrale dove si socializzava, ci si scambiavano usanze e modi di dire, i bambini giocavano ed i grandi, per alleviare la nostalgia della patria lontana, muovevano i primi passi di tango. Come i materiali utilizzati, provenienti per lo più dal riciclo di strutture cadute in disuso, anche i colori usati per dipingere le facciate dei conventillos provenivano dalle rimanenze delle vernici dei cantieri navali, conferendo agli edifici l’aspetto colorato che si può ammirare tutt’oggi lungo il Caminito, la strada più turistica del quartiere. La via, che oggi pullula di ristoranti, bancarelle e ballerini di tango, inizialmente si chiamava “Puntín” cioè “piccolo ponte” in dialetto genovese. Negli anni Cinquanta fu ribattezzata “Caminito” dal più famoso pittore del quartiere: Benito Quinquela Martin che decise così di rendere tributo al famoso tango omonimo composto nel 1923 da Juan de Dios Filiberto ed ispirato proprio a questa via.

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Oltre al tango, La Boca ha dato i natali alle due squadre di calcio più importanti dell’Argentina: il River Plate ed il suo acerrimo nemico, il Boca Juniors, i cui giocatori continuano ancora oggi ad essere chiamati “Xeneizes”“Zeneizi”, cioè “genovesi” in dialetto. Proprio al centro del quartiere si trova lo stadio della squadra, meta di pellegrinaggio di tifosi da tutto il mondo che arrivano fin qui per rendere omaggio al leggendario Boca Juniors ed al suo calciatore più famoso: “el pibe de oro”, Diego Armando Maradona. Lo stadio, denominato affettuosamente “La Bombonera” (cioè scatola di cioccolatini), ha una struttura unica al mondo con un lato piatto e gli altri tre curvi a formare la lettera “D”. I colori della squadra, giallo e blu, sembra siano stati ispirati da un’imbarcazione battente bandiera svedese che entrava nel porto di La Boca il giorno della fondazione della squadra.

«è lo stadio del Boca Juniors. E sta appunto alla Boca, epico quartiere di Buenos Aires: posto di emigranti e poveracci, commerci e furti, miti e leggende… Nel cuore di questo mondo anomalo, senza vie di mezzo, prima o poi t’imbatti nella Bombonera. Altissima, colorata, schiacciata tra le case come un meteorite caduto li per caso». Alessandro Baricco

Oggi purtroppo La Boca è considerato uno dei quartieri più pericolosi di Buenos Aires, con un tasso di criminalità tra i più elevati della città, per questo è consigliabile di non allontanarsi troppo dalle strade più turistiche e di visitarlo solo con la luce del giorno. Attraversata dal Riachuelo, fiume sporco, maleodorante e tra i più inquinati del Paese, La Boca non è sicuramente un quartiere in cui passare più di qualche ora, ma vale comunque la pena farci un salto, anche se questo significa attraversare la città con il famoso 152, l’autobus che dai quartieri più centrali come Palermo e Recoleta, passa per San Telmo, la città vecchia, e si spinge fino al sud della capitale dove termina la sua corsa proprio a pochi passi dal Caminito, divenuta oggi una via-museo ed una delle 10 strade più fotografate al mondo secondo Google. Caminito è un’invasione di colori, voci e confusione, odore di carne alla brace che pervade ogni cosa, negozi di souvenir ovunque, gigantografie di Maradona e statue a grandezza naturale del Papa Bergoglio o di Evita che fanno capolino dai balconi, ballerini e cantanti di tango ad ogni angolo della strada, camerieri e ristoratori che gridano per attirare l’attenzione dei visitatori. Tutto molto, forse troppo, turistico. Ricordo che rimasi sconvolta quando alcuni amici argentini mi confessarono di non essere mai stati a La Boca, considerandolo solo un’attrazione turistica dove gli stranieri vengono letteralmente spennati per farsi una foto vestiti da tangueros. Non sono del tutto d’accordo, perché nonostante la parte commerciale abbia sicuramente preso il sopravvento, La Boca rappresenta comunque un pezzo di storia molto importante del Paese, anzi di entrambi i Paesi: dell’Argentina e dell’Italia. Le sue case di lamiera e mattoni ci ricordano lo sforzo e la tenacia dei nostri antenati che attraversarono un oceano per cercare fortuna e che giunsero in una terra straniera come i più poveri dei poveri, non potendo elevarsi che con il lavoro, la sobrietà ed il risparmio.

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