7 posti che mi hanno lasciato senza fiato

“La vita non si misura dal numero di respiri che facciamo, ma da quante volte tratteniamo il fiato” Maya Angelou

Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di viaggiare un po’ (perché non si viaggia mai abbastanza) ed ho scoperto dei luoghi incredibili: paesaggi mozzafiato dove mai avrei immaginato di trovare qualcosa di interessante, metropoli super caotiche in cui colori, odori e suoni si fondono in un mix esplosivo di sensazioni e paesini sperduti tra le montagne, che siano le Ande in Sudamerica o l’Alto Atlante in Marocco, che conservano quella magia e quella dignità tipica delle popolazioni rimaste ferme in un tempo indefinito. Tanti posti bellissimi, è vero, ma solo alcuni mi hanno provocato i brividi, quei brividi piacevoli intendo, una sensazione che è un misto di incredulità e meraviglia che ti fa quasi salire le lacrime agli occhi e ti fa pensare: “wow! Non ci posso credere di essere qui!” Ognuno dei luoghi elencati di seguito mi ha lasciato senza fiato, alcuni letteralmente, vista l’altitudine alla quale si trovano (vedi il Lago Titicaca) e non è un caso che quasi tutti siano luoghi abbastanza remoti, in cui Madre Natura regna sovrana in tutte le sue sfaccettature.

1. Machu Picchu, Perù

Non potevo che cominciare da lei, destinazione sognata di ogni viaggiatore, una delle 7 meraviglie del mondo, cartolina di presentazione del Perù, ma forse anche di tutto il Sudamerica: Sua maestà la “montagna vecchia”, il “Machu Picchu”, la città sacra degli Inca. Nonostante sia un luogo diventato ormai meta del turismo di massa, tanto che alcuni lo chiamano scherzando, e con un tono leggermente critico,  il “Disney World” del Sudamerica, rimane comunque un luogo estremamente affascinante, e dopo aver affrontato varie peripezie per arrivare, la vista di quello scenario che conoscevo così bene per averlo visto in tanti libri, riviste e cartoline, non poteva che farmi scendere una lacrimuccia di emozione. A rendere magico il Machu Picchu, secondo me, non sono solamente le rovine, che senza la spiegazione di una guida esperta, non sono altro che delle enormi pietre, ma tutto il paesaggio che circonda questo luogo fuori dal tempo. Costruita sul punto più alto di una montagna, a 2.450 metri d’altezza, in mezzo alla Cordigliera delle Ande, il sito archeologico è un posto unico e non così facile da raggiungere. Nonostante esista un treno che dalla cittadina di Cusco, circa 112 km a sud, ti porti fino ad Aguas Calientes, la cittadina situata ai piedi del Machu Picchu, io consiglierei di scegliere vie alternative, sia per risparmiare molti soldini, sia per evitare di fare il tragitto insieme a migliaia di turisti americani che indossano orgogliosi il tipico cappellino peruviano. Se siete in vena d’avventura, da Cusco c’è la possibilità di realizzare l’Inca Trail, il sentiero degli Inca, un cammino tortuoso che dura dai tre ai cinque giorni, tra rovine di città inca, fiumi impervi e natura selvaggia, prima di raggiungere la destinazione sognata. Ancora ricordo le grida di gioia e le lacrime di emozione di coloro che dopo giorni di cammino avvistavano la montagna sacra. Se invece siete pigri come me, o non avete tutti quei giorni a disposizione, non disperate! Si può prenotare un tour di due giorni con una delle centinaia di agenzie che si trovano a Plaza de Armas a Cusco, che prevedono un viaggio di circa 8 ore in auto. Questo sì, devo dirvelo, la questione sicurezza non è decisamente una priorità per queste agenzie, quindi nessuno vi dirà che il tragitto prevede strade non regolamentari sull’orlo del precipizio, tante, tantissime curve a gomito (se soffrite di mal d’auto non prendete nemmeno in considerazione quest’opzione), ed una parte di cammino (circa 10 chilometri) a piedi sul bordo delle rotaie del treno… ma ehi! La meta finale vale decisamente la pena!

Tip 1: il periodo migliore per visitare il Machu Picchu è tra Giugno ed Agosto, la stagione più secca e fredda.

Tip 2: è consigliabile arrivare all’ingresso del Machu Picchu molto presto, poco prima dell’alba. Vedere il sole sorgere sulle rovine è qualcosa di impressionante!

Se siete curiosi di conoscere la mia avventura al Machu Picchu trovate l’articolo qui: La “Montagna Vecchia”(o Machu Picchu)

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2. Le cascate dell’ Iguazú, Argentina/Brasile 

Sulla triplice frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguay, nel mezzo della foresta pluviale, sorge una delle meraviglie naturali del mondo, un sistema di 275 cascate alte fino a 80 metri e lungo quasi 3 chilometri. Uno spettacolo visivo e sonoro da non perdere assolutamente!  La potenza dell’acqua che cade provocando un fragore assurdo nel fiume Iguazú, che nella lingua indigena guaraní significa “acque grandi”, nel mezzo della fitta vegetazione della foresta tropicale, tra scimmie dispettose, caimani, coatí (mammiferi dal musetto simpatico e dalla lunga coda), ragni della grandezza di una mano e farfalle coloratissime, è qualcosa di indimenticabile. Ricordo che quando mi trovai di fronte a tale spettacolo, pensai di non aver mai assistito a nulla del genere, è lì che la forza distruttrice della natura mi è apparsa improvvisamente chiara. E quando pensavo ormai di aver visto la natura selvaggia alla sua massima potenza, ecco la Garganta del Diablo, la Gola del Diavolo, un buco enorme che ingoia con un ruggito impressionante tutte le cascate in una valanga d’acqua potentissima, provocando la sensazione vertiginosa di trovarsi sull’orlo del precipizio. Se volete una carica di adrenalina, ci sono dei tour in gommone per visitare le cascate da sotto. L’intensità dell’acqua che ti cade addosso ti lascia letteralmente senza fiato e il rumore assordante genera un’eccitazione che ti porta a gridare come se ti trovassi sulle montagne russe.

Tip 1: evitate di visitare le cascate nei periodi di festività, tipo Pasqua o Natale, aspettereste in fila in biglietteria per delle ore e rischiereste di rimanere a bocca asciutta perché nel parco lasciano entrare un numero limitato di visitatori al giorno.

Tip 2: nei giorni di luna piena alcune agenzie organizzano il tour alle cascate di notte. Non ho avuto la fortuna di provare quest’esperienza, ma dev’essere incredibile!

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3. Il ghiacciaio Perito Moreno, Argentina

Sempre in Argentina, ma questa volta nell’estremo sud, nella regione della Patagonia, dove la natura si mostra nella sua più imponente maestosità, una distesa di ghiaccio grande come tutta la città di Buenos Aires ed alta tra i 40 e i 60 metri emerge dal Lago Argentino. Una vista impressionante! Il ghiacciaio Perito Moreno è la terza riserva al mondo di acqua dolce ed è uno dei pochi ghiacciai in avanzamento. Il fronte del Perito Moreno infatti avanza ad una velocità di circa 700 metri l’anno, ma perde massa durante i mesi estivi ad un ritmo praticamente analogo, il che significa che le dimensioni sono rimaste pressoché invariate da circa 90 anni. Il Perito Moreno si può raggiungere dall’aeroporto di El Calafate, cittadina turistica a pochi chilometri dal Parco Nazionale Los Glaciares. Le attività da fare sono tante, dal trekking sul ghiacciaio con  ramponi, al giro in barca sul Lago Argentino, tra iceberg e ghiacciai.

Tip 1: il Perito Moreno non è proprio una destinazione economica, solo il volo da Buenos Aires a El Calafate costa intorno ai 300 euro, inoltre una volta arrivati a destinazione, tutto è molto caro: dal cibo, all’hotel, alle gite sul Perito Moreno. Infatti il ghiacciaio non si può visitare in autonomia, ma è obbligatorio pagare delle escursioni organizzate (circa 70-80 euro ad escursione), quindi preparatevi all’idea di metter mano al portafogli molto spesso.

Tip 2: visitate il Perito Moreno durante l’estate australe, tra novembre ed aprile. In questo periodo dell’anno potrete assistere al distacco dei blocchi di ghiaccio, un’esperienza adrenalinica ed indimenticabile.

Per sapere di più sulla Patagonia e sulla fine del mondo leggete il mio articolo: Viaggio ai confini della Terra

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4. La valle della luna, Cile

Dall’Argentina attraversiamo le Ande e passiamo da una delle riserve d’acqua più grandi del mondo, al deserto più arido del mondo: il deserto di Atacama, al nord del Cile. Qui, tra distese di rocce e sabbia, si trova una piccola cittadina, San Pedro de Atacama, principale punto di accesso da cui partono vari tour nel deserto. Uno di questi ci porta in una zona denominata, per la particolarità del paesaggio, Valle della Luna, caratterizzato da migliaia di formazioni di pietra, sabbia e sale modellate nel corso dei millenni dall’azione del vento. Distese di sale bianchissimo contrastano con l’azzurro del cielo e sistemi rocciosi dalle forme più strane si distendono per chilometri. Ma ciò che a me è risultato assolutamente pazzesco ed incredibile è stato il tramonto. Si tratta di un momento magico in cui si creano dei giochi di luce che dipingono il cielo di una serie di colori che vanno dal viola più scuro al rosa acceso, al celeste più vivido che abbia mai visto in vita mia. Un’esplosione di colori che rendono onore al nome “Valle della Luna” facendo sembrare il paesaggio veramente un luogo fuori dal mondo.

Tip 1: Il clima di San Pedro è estremamente secco, respirerete polvere, avrete sabbia ovunque, pelle disidratata e giramenti di testa. Bevete molta acqua (non quella del rubinetto se non volete passare la vacanza in bagno) e usate tanta protezione solare.

Tip 2: Da San Pedro un altro tour che consiglio vivamente è quello ai Geyser del  Tatio, un posto decisamente suggestivo a 4300 metri di altezza. L’escursione è molto impegnativa, data l’altitudine ed il “freschino” che si sente lassù (la temperatura arriva a -20 gradi C), ma vi assicuro che il paesaggio è impressionante.

Se siete curiosi, trovate più informazioni nel mio articolo: Cile, il deserto di Atacama

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5. Il Lago Titicaca, Bolivia

Dove l’acqua e il cielo sono più vicini che mai, a più di 3.000 metri d’altezza, sul lago navigabile più alto del nostro pianeta, ho sperimentato una sensazione di pace e tranquillità che mai avevo provato prima. Qui la natura si manifesta in maniera diversa, non più forza distruttrice come le cascate di Iguazú, né maestosa e imponente come il ghiacciaio, ma pacifica e serena. L’immensa distesa azzurra del lago Titicaca, che sembra quasi un mare, circondato dalla cordigliera delle Ande, ti fa venir voglia di sussurrare per non disturbare le sue acque tranquille. “Il lago vive” afferma la gente del posto, e non ho dubbi al riguardo, soprattutto dopo aver trascorso un paio di giorni su una delle isole del lago, la Isla del Sol, ospitata dalla gente del luogo, che vive in una comunità autogestita, al di fuori di ogni Stato e di ogni legge, che parla una sua lingua, venera la Pachamama (la Madre Terra), vive di ciò che coltiva (soprattutto quinoa e patate), lontano da internet, dall’acqua calda e dall’elettricità. Un’esperienza quasi trascendentale.

Tip 1: Il Lago Titicaca si trova quasi a 4.000 metri d’altezza. Per evitare problemi legati all’altitudine è consigliabile evitare la carne rossa e gli alcolici, respirare lentamente e dare il tempo al corpo di abituarsi all’altezza prima di fare delle escursioni impegnative, bere molta acqua e masticare foglie di coca.

Tip 2: Si può raggiungere il Lago Titicaca sia dal Perù che dalla Bolivia, io consiglio di soggiornare a Copacabana, in Bolivia, e da lì prendere un traghetto per le isole dal momento che la Bolivia è molto più economica del Perù (una notte in hotel mi è costata circa 6 euro!)

Trovate l’articolo completo qui:  L’isola del sole

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6. Il Parque Tayrona, Colombia

Ha proprio ragione Shakira quando dice: “si a mi Pique tú le muestras el Tayrona, después no querrá irse pa’ Barcelona”. Il Parque Tayrona infatti è un posto incantato, in cui la foresta selvaggia incontra le spiagge meravigliose del Mar dei Caraibi. Ci troviamo a pochi chilometri dalla città di Santa Marta, sulla costa nord della Colombia, in uno vero e proprio paradiso terrestre. Si tratta di un parco naturale che comprende due diversi ecosistemi: il mare e la montagna, siamo infatti ai piedi della Sierra Nevada de Santa Marta, che con i suoi picchi innevati che superano i 5.000 metri d’altezza è la catena montuosa costiera più alta del mondo. Solo 22 chilometri separano i picchi delle montagne dal Mar dei Caraibi, una cosa pazzesca! Qui madre natura ha dato il meglio di sé, permettendo a moltissime specie vegetali e animali di convivere, dalle scimmie e le pantere che si nascondono nella foresta, alle iguane ed i pappagalli che passeggiano tranquillamente per la spiaggia. All’interno del parco vi sono varie rovine archeologiche ed alcuni villaggi ancora abitati dai nativi del luogo, il Pueblito Chairama della comunità Kogui si può visitare, anche se difficile da raggiungere, dal momento che non ci sono indicazioni chiare ed è estremamente facile perdersi nella giungla. Un paio di giorni sono necessari considerando che la spiaggia più famosa, Cabo San Juan, si trova a circa 3 ore di camminata dall’ingresso del Parco, inoltre non vorrete perdervi l’opportunità di dormire su un’amaca in un campeggio situato in mezzo alla foresta! Una delle cose che ho potuto spuntare dalla mia lista di cose da fare una volta nella vita.

Tip 1. Considerando che non si può entrare nel parco con i mezzi e prima di arrivare al campeggio occorre camminare almeno un’ora nella foresta, cercate di arrivare in orari in cui il sole è ancora alto, dal momento che una volta che si fa buio, non ci sono luci e se non avete una torcia, siete perduti!

Tip 2. Dal 2017 è obbligatorio avere il vaccino della febbre gialla per entrare nel parco.

L’articolo completo sul Parque Tayrona lo trovate qui: Tayrona, dove la giungla abbraccia il mare

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7. Le dune di Erg Chebbi, Sahara

Lasciamo il Sudamerica e voliamo in Africa, dove si trova uno dei posti più inospitali del pianeta, il deserto del Sahara. Partendo da Merzouga, in Marocco, è possibile prenotare un tour in dromedario fino alle dune di Erg Chebbi, ai confini con l’Algeria, un complesso di grandi dune alte fino a 150 metri che si estendono per circa 22 chilometri, e pernottare in un accampamento di nomadi Tuareg. L’intera esperienza è stata una delle cose più incredibili che abbia mai avuto la fortuna di fare. Ricordo ancora vividamente il silenzio più assoluto del deserto, la sabbia dorata e finissima, il tramonto tra le dune e poi il cielo più stellato che abbia mai visto, i canti ed il ritmo dei tamburi dei tuareg, il sapore speziato del tajine di carne e l’odore di menta del tè marocchino. E come dimenticare l’alba sul deserto! Uno spettacolo al quale tutti dovrebbero assistere una volta nella vita, vedere il cielo che cambia colore nel giro di qualche minuto, dal rosa pallido al rosso fuoco e poi assistere al risveglio del sole che, nitidissimo, sbuca tra le dune dell’Algeria, è una vera e propria magia. Non pensavo che gli occhi potessero contenere tanta bellezza.

Tip 1: da Marrakech a Merzouga, la porta di accesso al deserto, c’è un tragitto di circa 9 ore in auto, il mio consiglio è dividere il viaggio in due giorni e soggiornare nella suggestiva Valle delle Rose, nella provincia di Kelaat M’Gouna un villaggio sulle montagne dell’Alto Atlante che tra Aprile e Maggio si riempie di rose selvatiche.

Tip 2: per il deserto indossate vestiti a strati tenendo in mente che di notte le temperature scendono moltissimo, anche se le tende degli accampamenti sono fornite di coperte di lana. Indossate pantaloni comodi (non jeans), altrimenti sarebbe impossibile cavalcare un dromedario, una delle esperienze più scomode che abbia mai provato.

Qui trovate il racconto completo della mia esperienza nel Sahara: Una settimana in Marocco. Seconda parte: l’Alto Atlante ed il Sahara

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