I 30 anni, l’ansia e la crisi esistenziale

Quando avevo 10 anni e passavo i miei pomeriggi tra corsi di danza, canto e pianoforte e la mia unica preoccupazione era con quale Barbie far accoppiare l’unico Ken che avevo, immaginavo che quando avessi varcato la soglia dei 30 anni, un giorno che mi sembrava lontaniiissimo, avrei già avuto almeno due figli, una carriera fantastica come insegnante di musica (mentre i miei vedevano in me la Alicia Keys del futuro, io ero ben consapevole che la mia estrema timidezza non mi avrebbe permesso di aspirare a niente che implicasse un’esposizione al pubblico) ed un marito molto simile a Leonardo Di Caprio. Ora che i 30 sono arrivati, capirete la mia delusione.

Senza un lavoro stabile, né una lira in tasca, l’idea di essere una mamma giovane e fighissima stile Lorelai Gilmore, è andata pian piano svanendo, tanto che adesso, la maternità la vedo come una cosa molto, molto, ma molto lontana, cioè proprio anni luce, del tipo che forse prima che io diventi madre, ci sarà un governo in Italia che riuscirà a terminare un mandato. D’altro canto l’insegnante di musica che è in me è morta ancora prima dell’istinto materno, intorno ai 16 anni, quando al liceo classico ci facevano sgobbare come muli da soma ed  i miei spartiti sono stati schiacciati dal vocabolario di greco, insieme alla mia vita sociale e alla remotissima possibilità di incontrare un fidanzato simile a Leonardo di Caprio. Ora mi accontenterei anche di un Fabio de Luigi qualsiasi, ma non se trovano più manco quelli.

Nel bel mezzo della mia ansia delirante, tipica di chi entra nella fase degli -enta, del tipo “ommioddio sto per morire, adesso mi verranno le rughe e i capelli bianchi e il mio corpo cadrà a pezzi perché non ho mai fatto uno sport, dovevo segnarmi a pallavolo o judo o, che ne so, a pattinaggio artistico! Sono una fallita e le mie possibilità di trovare l’amore si stanno riducendo pericolosamente, cioè se non l’ho trovato fino ad ora, quante probabilità ho di incontrarlo dopo i 30??? Oddio ho 30 anni!!!” E così via… ecco, nel mezzo di tutto questo aggrovigliamento di pensieri, all’improvviso mi è venuta in mente la me stessa di dieci anni, seduta per terra in cameretta intenta a far limonare Barbie e Ken, e ho pensato: se solo potessi tornare indietro nel tempo e fare una chiacchierata con la Chiara di vent’anni fa, le direi un paio di cose.

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Le direi che è una tonta se pensa che a trent’anni avrà la vita risolta, perché la realtà è che non avrà risolto un bel niente, anzi starà ancora cercando di capire chi è e che cosa vuole, non solo non avrà una carriera, ma nemmeno un lavoro stabile e che anzi la nostra generazione se la prenderà letteralmente in quel posto perché  forse andremo in pensione, se ci va bene, a 75 anni con un calcio in culo lordo mensile. Che non solo non sarà sposata con il sosia di Leonardo di Caprio, ma non avrà trovato uno straccio di esemplare maschio che valga la pena, comunque ehi! Ancora è giovane, in fondo i 30 sono i nuovi 20, e la speranza è l’ultima a morire (non ci credo veramente ma non vorrei deprimerla troppo, poi mi diventa ancora più acida). Ma prima che si butti giù dalla finestra immaginando una se stessa trentenne che vive ancora con i genitori, single, disoccupata, cieca come una talpa e col ciclo irregolare, le direi di non disperare, perché c’è dell’altro.

A trent’anni non avrà fatto nulla di tutto quello che lei si immagina, è vero, ma avrà fatto molto, molto di più. Lei ancora non lo sa, ma un giorno attraverserà l’oceano per andare a studiare lontano, in Argentina, un Paese che quasi sicuramente non ha mai nemmeno sentito nominare, ma che le piacerà così tanto, che rimarrà a viverci per molto tempo. Le direi che visiterà tanti posti meravigliosi, che viaggerà tantissimo, prenderà aerei, navi, treni e anche un cammello. E si innamorerà follemente del mondo. Conoscerà tante persone da tanti Paesi diversi e imparerà a parlare altre lingue, ma questo forse lei già se lo immagina perché inglese è la sua materia preferita a scuola. Le direi anche che si pentirà di alcune cose, ma non avrà molti rimpianti e farà degli errori a volte, come tutti e che è normale sbagliare, quindi le chiederei di non arrovellarsi troppo il cervello e lasciarsi scivolare le cose addosso un po’ di più. Le direi poi che deve essere molto forte perché soffrirà, perderà delle persone amate e imparerà a sue spese che il cuore si può spezzare in tanti modi diversi, ma saprà sempre rimetterne insieme i pezzetti, anche se forse qualcuno lo lascerà sparso nel cammino.

Chissà se mi crederebbe, probabilmente mi guarderebbe come se fossi pazza, o urlerebbe spaventata, anzi sicuramente si metterebbe a piangere, frignona com’è! E alla me stessa di oggi, dall’alto dei miei 30 anni appena compiuti voglio dire: goditeli! Goditi questa nuova fase della vita, non lasciarti divorare dall’ansia, perché come ben sai, non puoi controllare il futuro. Invece di pensare a quello che non hai, pensa a tutto ciò che sei riuscita a fare fino ad oggi. Viaggia, balla, innamorati, lasciati andare, perché se c’è una cosa che ho imparato dalla decade dei 20 è che a non fare qualcosa per paura, si perde sempre.

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Noi trentenni di oggi, soprattutto noi donne, siamo state caricate di troppe aspettative, dai nostri genitori e dalla società in generale. Siamo state forse la prima generazione di ragazze alla quale è stato detto che è importante studiare, fare carriera, fare soldi e diventare “qualcuno”, ma allo stesso tempo, agli occhi della società, è importante trovare un marito, (“Dio ce ne scampi, mica vorrai rimanere zitella!”) fare dei figli ed avere una famiglia stile Mulino Bianco. La realtà è che solo pochissime di noi ci sono riuscite. La frustrazione che deriva dall’impossibilità di soddisfare le aspettative, ci porta a fare continui paragoni con i coetanei che ai nostri occhi ci sembrano “realizzati”, a chiederci cosa abbiamo sbagliato, cosa c’è che non va in noi. Che età strana i 30 anni! Mentre alcune mie amiche iniziano a pensare che forse è il caso di farsi congelare gli ovuli, io sono lì a cercare di capire quanti soldi dovrei mettere da parte per fare un viaggio in Messico. Pensavo di essere strana io, ma adesso mi chiedo, e se fosse tutta una costruzione sociale? Forse, la verità non è quella che ci raccontano, forse non esiste una ricetta della felicità uguale per tutti. Forse il segreto sta nel lasciar fluire le cose e vivere alla giornata. Intanto, mentre soffio 30 candeline, penso che magari questo non è l’inizio della decadenza come ci hanno abituati a pensare, forse il meglio della vita comincia proprio adesso.

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