Viaggi da femmina

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo che parlava di “turismo al femminile”, in cui erano elencate le “destinazioni adatte ad una donna”. Non è la prima volta che mi capita di leggere articoli del genere, molti dispensano “consigli per partire da sola” (che il più delle volte elencano i soliti ammonimenti che ci sentiamo ripetere sin da piccole del tipo “non accettare caramelle dagli sconosciuti”) mentre altri si chiedono “cosa cercano le donne che viaggiano da sole” (un mistero che nemmeno su Voyager sono riusciti ancora a svelare, chissà cosa va a cercare questo raro esemplare di femmina di essere umano che si allontana pericolosamente dal nido famigliare). Mai una volta che abbia letto qualcosa sul “turismo al maschile” o sul “perché gli uomini viaggiano da soli”, a quanto pare questa non è materia che susciti interesse o controversie tali da scriverci su un articolo.  Ma allora perché una donna che viaggia genera tante curiosità?

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Quando dico a qualcuno che viaggio da sola (specifichiamo che “da sola” viene inteso come “non accompagnata da un uomo”, visto che spesso viaggio con una o due amiche, ma, chissà perché, veniamo considerate comunque “sole”) di solito la prima reazione è: “wow! Che coraggiosa!” Ora, io credo che il coraggio non sia la prima cosa a venirvi in mente se un vostro amico maschio vi dicesse: “vado a Marrakesh una settimana!”,  piuttosto pensereste “wow! Che invidia! Beato lui!” Ma no, una donna che decide di viaggiare da sola viene considerata prima di tutto “coraggiosa”. Avere il “coraggio” di fare qualcosa, presuppone che si abbia paura di farla, quindi mi chiedo: perché noi donne dovremmo aver paura di viaggiare?

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Bruxelles, 2016

La risposta che mi sono data è che l’idea che il mondo non sia un luogo sicuro per le donne (la cui parte di verità è dovuta a ciò che la cultura e la società insegnano ai maschi), ha un potere altamente disciplinante. Implica cioè che le donne non possono viaggiare o vivere da sole, e se lo fanno è a loro rischio e pericolo. Si sa che il mondo è pericoloso, se ti succede qualcosa, peggio per te, te la sei cercata! Quando ho detto a mia madre che sarei andata a vivere in Argentina, inizialmente è stata contenta per me, perché sapeva quanto io lo desiderassi, ma poi mi ha confessato che, certo, se avessi avuto un fidanzato, sarebbe stata molto più tranquilla. Quello che mi fa ribollire il sangue nelle vene è ciò che sottintende un’affermazione del genere, cioè che la donna se non è di un uomo in particolare, è di tutti gli uomini in generale. A disposizione del gruppo, servita su un piatto d’argento. Quella frase che mia madre ha detto con leggerezza, buttandola lì tra una lacrima di emozione ed un sorriso per la mia partenza, come per lanciarmi una frecciatina del tipo “alla tua età faresti meglio a cercarti un marito”, in realtà ha un profondo significato. Se ci rifletto su, il senso intrinseco di questa frase, all’apparenza innocua, è che la società patriarcale nella quale viviamo ci raccomanda di trovare un uomo per evitare una possibile violenza degli altri. Dal momento che questa cosa a me non va giù, da secchiona quale sono, ho fatto le mie ricerche ed ho scoperto un fatto curioso: le statistiche attuali non sono per niente coerenti con questa paura che ci infondono sin da bambine. Secondo una stima di Femicide-Watch, nel 2017 sono state uccise nel mondo 87.000 donne. Di queste, il 61% sono state uccise dal proprio partner o ex-partner. Solamente l’8% dei femminicidi è avvenuto sulla via pubblica. Questo significa che moltissime meno ragazze sono state uccise per il fatto di essere uscite di sera, di aver viaggiato senza un uomo o di essere andate a vivere da sole. Nonostante ciò, avere una relazione monogama continua ad avere una reputazione molto meno pericolosa rispetto a tutte le condotte “sconvenienti” elencate precedentemente. Quindi, statisticamente parlando, mia madre dovrebbe preoccuparsi molto di più quando le presenterò un fidanzato, piuttosto che sentirsi sollevata per il fatto che sua figlia non se ne vada più in giro da sola.

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Buenos Aires, 2017

Durante i miei viaggi, che mi trovassi in Inghilterra, in Germania o in Colombia, non mi è mai capitato di sentirmi in una situazione di pericolo. Ho sempre conosciuto un sacco di persone che mi hanno aiutata nel momento di necessità, sia viaggiatori come me, che abitanti del luogo. Questo mi ha sempre portato a pensare che in linea generale le persone siano buone e propense ad aiutare il prossimo. Non fraintendetemi,  bisogna avere, come dice mia nonna, “sale in zucca”, e se proprio vuoi entrare in una favela senza le dovute precauzioni o decidi che sia una buona idea avventurarti in una zona controllata dalla guerriglia nella foresta colombiana, allora amica mia, sì che ti dico “te le vai a cercare!” Criminali e gente con cattive intenzioni purtroppo si trovano ovunque, fortunatamente sono una minoranza.

Non vorrei banalizzare un tema così complesso, perché è vero che viviamo in un mondo maschile e maschilista, è così che siamo cresciuti tutti, il sessismo purtroppo non è un’opinione, ma un fenomeno che esiste da millenni e che coinvolge sia uomini che donne. Io stessa spesso devo fare uno sforzo per cercare di pensare in maniera distinta rispetto a come sono stata educata ed a rimettere in discussione le certezze che ho interiorizzato durante tutta la mia vita. In Argentina, dove in questo momento si è sviluppato un forte movimento femminista, nato durante la battaglia per la legalizzazione dell’aborto, è diventato di moda un termine: decostruzione“. Decostruirsi vuol dire mettere in discussione tutte le nostre convinzioni più radicate, ripensare i nostri comportamenti  talmente consolidati nella nostra persona, nel nostro modo di pensare e di fare, che spesso non capiamo nemmeno di essere nel torto. Perché in fondo ci è sempre stato detto, sin dall’asilo, che le femminucce giocano con le Barbie e i maschietti con le macchinine, che le femmine fanno danza ed i maschi calcio, che le femmine stanno in cucina e badano ai figli ed i maschi al lavoro, che una femmina che viaggia da sola è un’intrepida e se le succede qualcosa, in fondo è colpa sua, un maschio che viaggia da solo rientra nella normalità e se gli succede qualcosa, poverino, è stato sfortunato. Magari è arrivato il momento di iniziare a “decostruirci” anche noi.

Dopo questa riflessione personale, ci tengo a consigliarvi un testo che si trova facilmente su internet e che, a mio parere, andrebbe distribuito gratuitamente nelle scuole (come è stato già fatto mi pare in Svezia) si tratta del saggio della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie “Dovremmo essere tutti femministi” QUI trovate un video in cui la stessa autrice presenta un’estratto del testo.

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