Una settimana in Marocco. Terza parte: Fez

Dopo la valle delle rose e la notte nel deserto con i berberi (leggi articolo qui), il nostro viaggio è ancora lungo, dobbiamo percorrere circa 700 chilometri prima di raggiungere Fez, la più antica delle quattro città imperiali del Marocco. Questa volta percorreremo le montagne del Medio Atlante, per cui avremo modo di apprezzare paesaggi ancora diversi. Il Marocco presenta una varietà paesaggistica incredibile, in pochi giorni abbiamo potuto ammirare canyon, gole, montagne innevate, distese infinite di ulivi ed aranci, valli ricche di palme da dattero, laghi, fiumi e deserti. Abbiamo attraversato villaggi poverissimi inondati dalle recenti alluvioni, ma anche città moderne, ordinate e pulitissime, da far invidia agli svedesi. Sapete che proprio qui, in Marocco, si trova la città più pulita del mondo? Proprio così, si tratta di Ifrane, situata a pochi chilometri da Fez, caratterizzata da un clima alpino e famosa per le piste da sci e per le case dai tetti a punta.

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Ifrane

Siamo in viaggio ormai da stamattina e finalmente quando il sole sta tramontando ed il cielo si colora di rosa, raggiungiamo la periferia di Fez. Qui mentre siamo imbottigliati nel traffico della sera, mi guardo intorno e noto una città molto più grande e moderna rispetto a Marrakech, mi rendo conto anche che molte ragazze camminano per la strada senza hijab, il tipico velo che indossano le donne musulmane. Larsen mi spiega che qui a Fez convivono pacificamente ebrei e musulmani praticamente da sempre, inoltre molte ragazze musulmane, soprattutto le nuove generazioni non indossano il velo, siamo in una città universitaria ed aperta alle influenze occidentali. Al contrario di Marrakech, qui la medina, cioè il centro storico,  si sviluppa tutto in altezza sulla montagna, ed appare all’improvviso di fronte a noi in tutto il suo antico ed imperiale splendore costellato di minareti e caratterizzato dalle tipiche case marocchine basse e bianche. Raggiungiamo il nostro riad a piedi visto che nella medina è vietato l’ingresso delle auto perché le stradine strette e tortuose permettono solo la circolazione dei pedoni, e a quanto pare degli asini, che di solito carichi all’inverosimile costringono i passanti a schiacciarsi contro le pareti. Una volta in hotel mi sento così stanca per il viaggio che faccio appena in tempo a raggiungere il letto prima di crollare. Federica invece, che è molto più avventurosa di me, decide di rilassarsi in un altro modo, per la prima volta proverà il famoso Hammam. Nel caso in cui non sappiate cosa sia, “Hammam” letteralmente significa “fonte di calore”, ed è una pratica antichissima della tradizione islamica che consisteva nella purificazione del corpo indispensabile per poter poi adempiere all’obbligo della preghiera giornaliera. La funzionalità dell’ hammam era anche di tipo sociale, questo infatti era un luogo per incontrarsi e passare piacevolmente il tempo mentre ci si faceva curare il proprio corpo. Il rituale è diviso in tre momenti:  il Tepidarum con una temperatura di circa 36°, fase in cui si effettua la pulizia del corpo con il sapone nero. C’è poi la fase del Calidarium in cui la temperatura di 45° favorisce la perdita di liquidi e prepara la pelle per la fase del gommage cioè la fase esfoliante. Infine ci si immerge nel Frigidarium una vasca di acqua fredda dal forte effetto tonificante. Secondo la mia amica si tratta un’esperienza da non perdere e si esce da lì completamente rinnovati.

 

 

Ci rimane solo un giorno e mezzo per visitare Fez, prima di ripartire per l’Italia. Decidiamo di prendere una guida ufficiale, dal momento che l’intreccio delle strade è talmente complicato che si corre il rischio di perdersi facilmente, e non abbiamo intenzione di perdere il poco tempo che abbiamo a disposizione per capire come orientarci. La nostra guida si chiama Mohammed e parla un italiano perfetto nonostante non sia mai stato in Italia, a quanto pare ottenere il visto è molto costoso e complicato. Il centro di Fez sembra fermo nel tempo, un museo a cielo aperto che unisce architettura ispanica e araba, un dedalo di vicoli tortuosi con le sue “medrasa” le scuole islamiche, e le immense moschee, che nascondono ricchezze e misteri ai quali non possiamo accedere dal momento che l’ingresso è riservato solo a coloro di religione musulmana. Inoltre Fez è riconosciuta mondialmente per essere la sede dell’università più antica del mondo. Infatti la prima università della storia fu fondata proprio qui nell’859 da Fatima Al-Fihriya. Lo so cosa state pensando: “Ma come? Da una donna e per giunta musulmana?” Proprio così, un esempio che permette di far luce sul contributo delle donne musulmane all’interno della società, un ruolo in completa antitesi alla figura di donna musulmana che ci viene presentata al giorno d’oggi. L’università Al-Qarawiyyin (al-Karaouine), è uno dei principali centri educativi e spirituali del mondo ancora oggi e comprende al suo interno una delle moschee più grandi (9.000 metri quadrati). Studenti da tutto il mondo islamico vengono a studiare qui dopo aver passato un rigido esame di ammissione che comprende la conoscenza del Corano a memoria.

 

Visitare la medina è come camminare in un presepe vivente con le botteghe degli artigiani all’opera sin dal mattino presto. C’è chi lavora il legno, chi il metallo, chi fa il sarto, chi lavora la ceramica, chi produce olio di Argan. Camminiamo guardandoci intorno meravigliate tra lampade di Aladino e tappeti colorati, le lavorazioni dei maestri marocchini sono qualcosa di spettacolare. La nostra guida ci porta nelle botteghe ad osservare il metodo di lavorazione dei vari mestieri, tutto è realizzato seguendo metodi tradizionali antichissimi. Ogni volta che entriamo in un negozio il commerciante ci fa sedere, a volte ci offre una tazza di tè e per diversi minuti ci racconta come ha realizzato un bracciale o quante donne hanno lavorato alla tessitura di un tappeto, o le tecniche di pittura della ceramica. Ovviamente tutto questo è solo la premessa alla fase della contrattazione del prezzo, gioco nel quale, nostro malgrado, siamo costrette quasi sempre ad entrare, anche se non abbiamo intenzione di comprare nulla.

 

Non possiamo lasciare Fez senza aver visitato le famose concerie. Proprio a ridosso della medina si trovano infatti le concerie più antiche e più fotografate del mondo, classificate Patrimonio Mondiale dall’Unesco. Trovarle è semplice… basta seguire l’odore! Qui si lavorano pelli di mucca, dromedario e pecora, attraverso i processi utilizzati nel XVI secolo, quando Fez si è imposta come leader mondiale in questo tipo di produzione. Dall’alto di una terrazza, e munite di foglioline di menta da tenere sotto il naso per contrastare il forte odore, assistiamo ad una scena che sembra uscita da un mondo parallelo, direttamente dal Medioevo. Una serie di vasche enormi, ognuna riempita con un liquido di colore diverso, nelle quali uomini corpulenti immersi fino alle ginocchia sono intenti a lavare le pelli. Queste vengono prima pulite nelle vasche più chiare e poi immerse in quelle con le tinte più accese: giallo, verde, rosso, blu. Il processo è completamente manuale e le tinte sono realizzate naturalmente, viene utilizzato lo zafferano per il giallo, il papavero per il rosso e così via, senza aggiunte artificiali. L’odore è quasi insopportabile, nonostante le foglie di menta: è un mix di pelle scuoiata e miscela di escrementi di piccione, sale e calce utilizzati per ammorbidire e schiarire le pelli. E pensare che il lavoro del conciatore qui è uno dei più ambiti con un guadagno di circa 15 euro al giorno, che per la media del Marocco non è niente male.

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Salutiamo il Marocco con l’immagine di Fez e delle concerie che riassume i valori di questo Paese ricchissimo di cultura, storia ed arte, tradizioni millenarie ed un popolo onesto, lavoratore e pieno di fede, una grossa fetta di umanità molto spesso vittima di una lettura superficiale e piena di pregiudizi.

 

 

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