Una settimana in Marocco. Prima parte: Marrakech

Ci ho provato, lo giuro. Ho messo in cassaforte il passaporto, avvolto le valigie nel cellofan e ho giurato di non comprare un nuovo biglietto aereo almeno fino a che non avessi trovato un nuovo lavoro. Stavo andando bene, finché non mi è caduto l’occhio su un post promozionale di una famosa compagnia low-cost: biglietti per Marrakech da 25 euro. Accidenti! Il Marocco è uno dei miei sogni nel cassetto ed è nella mia wish list da tantissimo tempo, ma non posso infrangere la mia promessa, devo essere forte, in fondo il Marocco starà sempre lì e potrò andarci tra un anno o due… uffa, però dai, ce la posso fare! Spengo il computer, pensando che così non cadrò in tentazione, ma quando il destino cospira, non c’è niente che possa fermarlo. Un paio di giorni più tardi ricevo un messaggio da una mia cara amica, Federica, compagna di tanti viaggi in Sudamerica. Nel messaggio scrive: “Ciao Chiara! Sto organizzando un viaggio in Marocco per il mio compleanno, ho pensato che forse ti va di unirti a me”. Nel mio cervello si accende una lampadina: questo è un segno del destino, non posso ignorarlo, non vedo Federica da almeno 3 anni e poi il suo compleanno è molto vicino al mio, in fondo potrei farmi un regalino, no? Lo ammetto, sono debole e la mia amica non deve insistere troppo per convincermi: dopo una settimana ho di nuovo un buco nel conto in banca, il passaporto fuori dalla cassaforte e tantissima adrenalina in corpo perché per la prima volta andrò in Africa!

Arriviamo a Marrakesh un lunedì pomeriggio di metà Novembre. Il riad nel quale alloggiamo si trova all’interno della medina, molto vicino alla piazza più grande del Marocco, se non di tutta l’Africa settentrionale: piazza Jamaa El Fna. Questa è la prima cosa che vedo del Marocco dal momento che il taxi ci lascia proprio al suo ingresso, non può proseguire oltre perché in tutta la medina, cioè nel centro storico all’interno delle mura della città, è vietata la circolazione delle auto. Scendiamo ed un signore molto simpatico, che dice di lavorare per il nostro hotel, si offre di accompagnarci. Insiste per trasportare i nostri bagagli su una specie di carriola che spinge con molta dimestichezza tra la folla, che lasciatemi dire, non è per niente collaborativa. La piazza è gremita di gente, la confusione qui mi pare di capire sia all’ordine del giorno: un misto di musiche orientaleggianti, colori e odori speziati ci invadono ed i miei occhi ci mettono un po’ ad abituarsi a tutto quello che stanno vedendo. Incantatori di serpenti, ammaestratori di scimmie, cartomanti, venditori di spezie e di lampade, cantastorie,  acrobati e chi più ne ha più ne metta. Mentre camminiamo con un continuo sottofondo di urla, clacson, fumi di barbecue e odori di cibi cotti, bisogna prestare attenzione ai motorini che sfrecciano ovunque, nonostante sia area pedonale, agli asini che vengono utilizzati per trasportare qualsiasi materiale e alle carrozze con i cavalli che portano a spasso i turisti. Per attraversare la piazza, che sembra non finire mai, impieghiamo dieci minuti buoni, forse un quarto d’ora. Da lì poi, sempre seguendo il nostro amico con la carriola, ci imbuchiamo in una delle tante stradine strette della medina, camminiamo ancora per qualche minuto, cercando di non separarci perché per perdersi tra la folla basta veramente un momento di distrazione. Finalmente svoltiamo in un vicolo semi-deserto ed in fondo vediamo la nostra meta: Riad des Arts, il nostro hotel. Riad, l’abitazione tipica marocchina, letteralmente significa “giardino”. Questo infatti, di solito composto da un cortile ed una fonte d’acqua, è la parte più importante della casa che prende forma intorno ad esso. Veniamo accolti dal proprietario del riad con del tè alla menta (che sarà il primo di una lunga serie) e dei pasticcini. Lasciamo le valige in stanza ed iniziamo la nostra nuova avventura. Prima sfida: andare a cena fuori e ritrovare la strada per l’hotel senza perdersi per le stradine strette ed i souk della medina.  Pronti, via!

 

 

 

Ci dirigiamo di nuovo verso la piazza, cercando di non scontrarci con persone, animali o bancarelle in cui vi è esposto di tutto ed i cui venditori cercano di abbindolarci in ogni modo. Qui non c’è modo di mescolarsi tra gli abitanti: che siamo turiste si vede e non c’è modo di camuffarlo, siamo occidentali, non indossiamo il niqab né un velo che ci copra i capelli,  è come camminare con dei riflettori puntati. Per i commercianti ovviamente siamo soldi che camminano e in un attimo capiscono da dove veniamo: “spagnole o italiane?” Ci chiedono e una volta incrociato il loro sguardo non c’è modo di liberarsi, dico sul serio, i marocchini sono le persone più insistenti che abbia mai incontrato! Il trucco sta nel distogliere lo sguardo, se rispondi sei perduto, faranno di tutto per convincerti a comprare quello che vogliono venderti, ti convinceranno che il loro ristorante è il migliore del Marocco, che la vista dalla terrazza del loro bar offre tramonti indimenticabili, che quei braccialetti esposti, palesemente di metallo e plastica, sono di argento puro con delle pietre preziosissime incastonate, che il tè che vendono ti curerà dal mal di testa e dal colesterolo alto. Indifferenza e fingere di non capire, al massimo si può accennare un sorriso, ma l’importante è tirare sempre dritto, si impara in fretta. Altro trucco: contrattare sempre tantissimo al ribasso. Qui non si trovano mai i prezzi esposti, il prezzo lo fa il commerciante al momento, di solito è cumulativo, cioè tu scegli diverse cose che vorresti comprare e poi il commerciante ti propone un prezzo, all’inizio la cifra che lancia è molto alta, starà poi a te contrattare, il commerciante insisterà finché tu non farai finta di andartene, a quel punto ti richiamerà e di solito accetterà il tuo ultimo prezzo. Lo so, è estenuante e si perde tantissimo tempo, ma funziona così. Dopo solo una serata in Marocco mi sento esausta! Parliamoci chiaro: Marrakech è una città stancante.

 

 

 

Mi sveglia il potente richiamo alla preghiera del muezzin alle 6 in punto del mattino, riaddormentarmi è impossibile, decidiamo di scendere per la colazione e approfittare appieno della giornata visto che rimarremo a Marrakech solo un giorno.   Abbiamo studiato bene la mappa della città, preso dei punti di riferimento e segnato il nome della strada in cui vogliamo arrivare, ma una volta in strada orientarsi è tutta un’altra storia e senza internet sul cellulare siamo perdute. Sulle strade non sono segnalati i nomi né vi sono indicazioni per arrivare ai punti di interesse turistico. Il caos regna sovrano ed il traffico è senza regole, tra motorini, calessi, auto e biciclette che non rispettano i segnali, l’unico modo per attraversare la strada è buttarsi e sperare che il traffico si fermi. I turisti si riconoscono facilmente, cartina alla mano, vagano guardandosi intorno e cercando un qualsiasi punto di riferimento, ma le stradine tutte uguali della medina non aiutano certo ad orientarsi. Finalmente riusciamo a raggiungere il palazzo El Badi, anche se noi volevamo andare al palazzo Bahia, ma non importa. Il biglietto d’ingresso costa 70 dirham, circa 7 euro. Il palazzo, anzi dovrei dire quel che rimane del palazzo che risale alla fine del ‘500 è trascurato e non rimane molto da vedere. Decisamente più curato e più ricco nei dettagli è invece il Palazzo El Bahia, considerato uno dei capolavori dell’architettura marocchina, costruito interamente in marmo e legno. Anche qui l’ingresso è a pagamento, ma vale decisamente la pena farci un giro, gli intarsi del legno e le decorazioni dettagliatissime composte dalle piastrelle colorate ci lasciano senza parole. Più tardi visitiamo anche le tombe dei sultani, il mausoleo della dinastia Sadiana, facciamo tantissima fila per poi scoprire che si tratta semplicemente di una stanza non accessibile ma visibile ai turisti attraverso una piccola porta. Nel pomeriggio decidiamo di far visita al Jardin Majorelle, i famosi giardini comprati da Yves Saint Laurent. Qui una grande varietà di piante grasse e fonti d’acqua fanno da contrasto con il blu acceso della struttura che si trova all’interno, un blu così particolare e unico da diventare il “blu majorelle”. Il giardino è molto più piccolo di quanto mi aspettassi, in 15 minuti si visita completamente e la grande quantità di visitatori non aiuta certamente a mantenere la quiete che caratterizza il posto, descritto nelle guide come un’oasi di pace e tranquillità. Quando usciamo dal giardino il taxi con il quale siamo arrivate, e che aveva promesso di aspettarci, ovviamente non c’è. Ne fermiamo un altro sperando di riuscire a contrattare un buon prezzo, non è semplice, ma alla fine insistendo un po’ l’abbiamo vinta e rientriamo in centro per soli 3 euro. Decidiamo di fare un giro per i famosi souk, i mercatini della medina, in cui si può trovare di tutto, tappeti, gioielli, teiere, babbucce, rimango particolarmente attratta dalle montagne di spezie colorate esposte nelle erboristerie insieme a tantissimi tipi di tè e di creme all’olio di Argan, pianta che cresce solo qui in Marocco.

 

 

 

 

 

Dopo una breve pausa ristoro in hotel, usciamo per la cena. Seguendo il consiglio di un gruppo di signore italiane conosciute qui a Marrakech, decidiamo di recarci al ristorante Le Salama, descritto come un’esperienza da non perdere perché offre una vista pazzesca sulla città ed alle 21 uno spettacolo di danza del ventre. Non appena entriamo ci rendiamo conto, dal tipo di persone sedute ai tavoli, che si tratta di un ristorante molto elegante: le decorazioni, le luci soffuse, i camerieri in divisa impeccabile, tutto fa pensare ad un locale molto chic e alla moda. Optiamo per un cous cous e degli spiedini di carne, le porzioni sono abbondanti ma i prezzi abbastanza alti, almeno il doppio rispetto alla media dei ristoranti della zona. Ad un certo punto la musica si alza preannunciando l’inizio dello spettacolo e le ballerine  entrano ballando intorno ai tavoli e cercando di coinvolgere tutti. Mi è sembrato un posto molto turistico e caro per la qualità del cibo che non è niente di eccezionale. Lo consiglierei per bere qualcosa dopo cena, o per fare un aperitivo e godersi il tramonto sulla città, ma cenare qui non vale la pena se non si è interessati alla danza del ventre. Tuttavia la serata danzante è una conclusione perfetta del nostro breve soggiorno a Marrakech, torniamo in hotel mentre sta iniziando a piovere, stanche ma emozionate perché domani inizierà il nostro viaggio in auto che ci porterà ad attraversare la catena montuosa dell’Atlante fino al deserto del Sahara.

To be continued…

 

 

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