Cartagena, la perla dei Caraibi

“Me bastó dar un paso dentro de la muralla para verla en toda su grandeza a la luz malva de las seis de la tarde, y no pude reprimir el sentimiento de haber vuelto a nacer” Gabriel García Márquez.

Esistono alcune città delle quali ci si innamora a prima vista. Cartagena de Indias, che si affaccia sullo splendido Mar Caribe colombiano, per me è stata un colpo di fulmine. Siamo in Aprile 2015, io sto vivendo a Bogotà, città definita anche il “frigorifero della Colombia”, a più di 2000 metri sul livello del mare, in mezzo alla Cordigliera delle Ande, città non proprio turistica e, diciamo la verità, nemmeno particolarmente bella o ricca di cose da vedere. Definirla “frigorifero” mi sembra un po’ esagerato, soprattutto per chi è abituato agli inverni europei, ma decisamente non è una città calda. Stanca del perenne clima autunnale (qui infatti non esistono le stagioni e tutto è sempre uguale), decido di passare le vacanze di Pasqua al caldo tropicale della costa. Ho voglia di sole, di mare, di indossare di nuovo una canottiera e dei sandali!

Il volo dell’aerolinea low cost “Viva Colombia” parte la mattina presto dall’aeroporto El Dorado e atterra a Cartagena de Indias dopo poco più di un’ora di volo. La prima sensazione una volta messo un piede fuori dall’aereo è: “oh mio Dio, sto soffocando!”, un’aria bollente che non mi lascia quasi respirare mi invade completamente: benvenuta al caldo umido dei tropici! Inizio a cospargermi di repellente anti zanzare, in agenzia mi hanno detto di stare particolarmente attenta a causa del virus della Chikungunya, trasmesso dalle zanzare infette e particolarmente diffuso sulla zona della costa caraibica. Non esiste nessun vaccino per prevenirlo, ma non ho intenzione di farmi prendere dalla paranoia, cerco di proteggermi più che posso usando litri di repellente, altro non posso fare.

L’ostello nel quale soggiornerò si trova a pochi passi dalla città vecchia, nel quartiere Getsemani, quartiere coloratissimo e ancora poco turistico, quindi con prezzi più che accessibili. Cartagena è una città in forte crescita, qui si stanno costruendo hotel, grattacieli con appartamenti di lusso, piscine e palestre il cui costo è inferiore all’acquisto di un posto macchina a Roma! Ma lasciate che vi parli un po’ della città: Cartagena è situata proprio sulla costa del Mar dei Caraibi e si affaccia su una baia stupenda contornata da isole e lagune, proprio per questo viene definita “la perla dei Caraibi”. Proprio per la sua posizione strategica, durante il periodo coloniale spagnolo era considerata il porto principale del continente americano, infatti nella piazza principale della città venivano venduti gli schiavi neri trasportati fin qui dall’Africa. Ancora oggi, la maggior parte della popolazione è di origine africana. Cibo, musica e cultura, si differenziano dal resto della Colombia anche per questo motivo. Il tempo in questa città trascorre lento, al ritmo latino-caraibico, dove la gente per strada gioca ancora a domino e dove ci si può perdere camminando per ore per le sue viuzze colorate, contornate da balconi fioriti e portici dall’architettura “spagnoleggiante”.

 

La città vecchia, o Ciudad amurallada, è circondata appunto da solide mura, costruite dagli spagnoli appena dopo la sua fondazione, per proteggere la città dagli attacchi dei pirati. L’ingresso principale alla città vecchia è la Puerta del Reloj, la Porta dell’Orologio, varcato il quale ci si trova sulla Plaza de Los Coches, la Piazza delle Carrozze, ex mercato degli schiavi, dove sostano le carrozze trainate da cavalli in attesa di turisti attirati dall’idea di fare un romantico giro tra le stradine della città. Dal momento che io non sono in vena di romanticherie, decido di affittare una bicicletta, molto più pratica ed economica.  Nonostante il caldo torrido, l’idea della bicicletta risulta vincente, riesco infatti a vedere in poco tempo tutti i punti più importanti della città: la cattedrale (risalente al XVI secolo), il Palazzo dell’Inquisizione, il Palazzo del Governatore, la chiesa di San Domenico. Il centro storico così ben conservato è stato dichiarato Patrimonio Storico dell’Umanità dall’UNESCO nel 1984. Ma ciò che mi affascina di più, oltre all’architettura coloniale, sono i colori: gli abiti tradizionali delle palenqueras, donne che vendono frutta tropicale trasportandola in grandi ceste che tengono in equilibrio sulla testa, le bancarelle di borse fatte a mano dai colori sgargianti, i murales ed i fiori ovunque: rosa, fucsia, bianchi, arancioni… un tripudio di colori. Per non parlare della musica proveniente dai locali e che invade le strade: salsa colombiana, cumbia e bachata, una colonna sonora che non manca mai e che rende l’aria di questa città sempre così festosa e allegra. Fare un giro di notte per locali qui è d’obbligo, anche se come me non siete tipi da discoteca, non potete perdervi l’occasione di ballare la salsa con un colombiano o con una colombiana, fa parte dell’esperienza caribeña. E se proprio non volete ballare, entrate comunque in uno dei locali frequentati dalla gente del posto, non nelle discoteche turistiche, ma nei locali del popolo, sarete immersi in un mondo del tutto nuovo, che noi qui in Europa difficilmente immaginiamo, in cui l’unica cosa che importa è sentire la musica, sentirla fin dentro le ossa. Semplicemente guardateli ballare e vi renderete conto a cosa mi riferisco, sentirete la passione con la quale i colombiani sentono la musica che vi coinvolgerà a tal punto da non poter fare a meno di muovere qualche passo.

 

 

E merita un paragrafo a parte lo splendido mare caraibico. A pochi chilometri dal centro della città c’è l’immensa Playa Blanca, il cui nome è rivelatore: una lunga lingua di sabbia bianchissima costellata di palme da cocco, dove il mare è di un celeste quasi irreale. Qui si può mangiare del buonissimo pesce alla griglia o fritto (la mojarra è il pesce più diffuso) con contorno di riso al cocco e platano fritto (specialità del posto), servito direttamente sotto l’ombrellone e bere degli squisiti cocktail di frutta realizzati al momento dai barman ambulanti (da provare assolutamente il Coco Loco, servito direttamente nella noce di cocco). Rimanere sdraiata sulla sabbia fina e bianchissima fino al tramonto è la chiusura perfetta di questa esperienza caraibica. Proprio qua tornano alla mente le parole del premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez che a Cartegena abitò e dove c’è ancora la sua casa: “A Cartagena de Indias ogni cosa è diversa. Questa solitudine senza tristezza, questo oceano incessante, questa immensa sensazione di essere arrivato”. 

 

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