Cile, il deserto di Atacama

Situato tra la cordigliera andina e l’oceano Pacifico, il deserto di Atacama detiene il record di deserto più arido del mondo, molto più del Sahara e circa 50 volte più asciutto della Death Valley californiana (la piovosità media della regione è di circa 15 millimetri all’anno anche se ci sono varie zone in cui non piove praticamente mai). Qualche anno fa, durante il mio viaggio in Perù, avevo ammirato le sue immense dune sabbiose, alte come montagne dal finestrino dell’autobus, quando da Lima mi dirigevo verso Cusco. Non voglio perdere l’occasione di visitarlo anche se questa volta entrerò nella regione settentrionale del deserto, quella che appartiene al Cile.

Ci troviamo a Salta, in Argentina, (leggi L’altra Argentina: il Nord-Ovest) da qui decidiamo di prendere l’autobus diurno che si dirige a San Pedro de Atacama. Sono quasi undici ore di viaggio a 4000 metri d’altezza, su una strada che serpeggia tra le Ande, ma vale la pena. Viaggiare di giorno ci permette di apprezzare il paesaggio: mandrie di lama e vigogne che pascolano libere, laghi di un blu intensissimo, cime innevate. L’occhio non sa dove fermarsi, vorrei dormire ma non riesco a staccare gli occhi dal finestrino. Improvvisamente, un paio d’ore dopo aver attraversato la frontiera con il Cile, la strada diventa sabbiosa, intorno a noi il paesaggio si trasforma ed assume un color giallo ocra, lo scenario è sempre più desolato, il vento e la sabbia sembrano aver asciugato ogni forma vivente. La cittadina appare all’improvviso, come un’oasi, casette di mattoni addossate alle rocce, qualche albero e in lontananza il vulcano Licancabur alto 6000 metri e dalla forma conica perfetta, eccoci a San Pedro de Atacama, un paesino di circa 4900 abitanti, la porta al deserto più arido del mondo. La sabbia ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza, meglio abituarcisi subito, le strade non sono asfaltate e persino le case sono fatte di sabbia. Il cielo, di un azzurro intenso è completamente libero da nuvole, le Ande infatti intercettano l’umidità proveniente dall’amazzonia e la corrente di Humboldt proveniente dal Pacifico raffredda l’aria rendendo impossibile la formazione di nuvole.

Facciamo subito un giro in centro: un paio di stradine piene zeppe di negozi, agenzie turistiche che organizzano tour nel deserto e una piazzetta, tutto qua, eppure mi sembra incredibile che ci troviamo letteralmente in mezzo al nulla, intorno a noi c’è solo sabbia. Scegliamo un’agenzia, in questi posti una vale l’altra, di solito i prezzi sono gli stessi, e prenotiamo dei tour per le prossime due giornate. Gli scenari attorno a San Pedro de Atacama sono tra i più spettacolari di tutto il Cile, ma oserei direi di tutto il mondo: vulcani, geyser, paesaggi lunari creati dalle formazioni rocciose rendono questo paesaggio veramente unico.

La prima escursione ci porta pochi chilometri fuori dal centro abitato, nella Valle della Luna. Qui ci troviamo veramente su un altro pianeta. La gente del posto ne va orgogliosa e spiega che se gli Americani non sono andati sulla luna, hanno girato le immagini fra queste dune. Facciamo un percorso a piedi tra le formazioni rocciose e chiedo come mai ci sia della polvere bianca sulle rocce e persino sulla sabbia, la guida mi risponde che si tratta di sale. Ci troviamo infatti sulla Cordigliera del Sale, una delle più importanti aree carsiche saline del pianeta. Qui le formazioni rocciose e le distese di sale richiamano scenari alieni, tanto che la Nasa ha individuato in questa regione arida e calda forti similitudini con alcune zone del pianeta rosso (nel 2003 una squadra di ricercatori ha riprodotto qui gli esperimenti e le prove effettuati dai veicoli spaziali Viking 1 e Viking 2 sul pianeta Marte per verificare la presenza di vita, non riuscendo ad individuarne alcuna in questa zona del deserto).

Ci dirigiamo poi verso una duna, camminare diventa sempre più difficile perché i piedi affondano nella sabbia ed inoltre adesso stiamo salendo. Una volta arrivati in cima lo scenario è incredibile. Distese di sabbia e sale si aprono davanti ai nostri occhi, il sole è fortissimo, anche se ormai è pomeriggio inoltrato, ma lo spettacolo più bello deve ancora arrivare.

Risaliamo in auto e veniamo accompagnati in un altro punto panoramico, una vista dall’alto su tutta la Valle della Luna e da qui assistiamo ad uno dei tramonti più emozionanti di tutta la mia vita. Sedersi su una roccia e osservare il cielo diventare  rosa, azzurro, arancione e viola su questo paesaggio così peculiare è una sensazione incredibile, sento di essere appena sbarcata su Marte.

La sera si va a dormire presto, non solo perché al di fuori del centro di San Pedro non c’è praticamente corrente elettrica e ritrovare l’ostello senza perdersi sarebbe un’impresa difficile e pericolosa (considerando che intorno a noi non c’è altro che sabbia per migliaia di chilometri), ma anche perché la giornata di domani sarà molto intensa e inizierà con uno sforzo non da poco, una di quelle cose per cui pensi “ma chi me lo ha fatto fare? Perché non me ne sono andata una settimana in un villaggio turistico a Cancun?” E invece son qui che rimetto la sveglia alle 3.45 di notte per prendere un pullman e salire fino a 5000 metri d’altezza, a -20 gradi °C di temperatura, per vedere dei geyser. Sinceramente l’idea non mi allettava particolarmente all’inizio, soprattutto perché non ho abiti adatti per quelle temperature, ma ci è stata descritta come un’esperienza da fare assolutamente, si tratta di un’occasione unica, insomma il deserto di Atacama non sta proprio dietro casa!

Così eccomi qui, con tre strati di vestiti addosso, un cappello di lana comprato ieri al mercatino e due paia di calzini pesanti. La giacca si chiude a fatica sotto le due felpe, sembro pronta per lo sbarco sulla luna! Il furgone dell’agenzia passa a prenderci in ostello alle 4.00 di notte. Il viaggio dura circa due ore lungo una strada che si inerpica sulla montagna,  fortunatamente fuori è ancora buio pesto ed io non riesco a vedere nulla, perché ho la netta sensazione di trovarmi su una strada non proprio sicura. Raggiungiamo il campo geotermico del Tatio, il più alto del mondo, ed il più grande dell’emisfero australe, poco prima dell’alba. La temperatura segna -18 gradi °C, il freddo è così pungente da essere quasi doloroso, mi guardo intorno, solo neve e vapori bollenti che salgono dalle crepe profondissime che spaccano il terreno, il rumore è quello di tante pentole a pressione che scoppiano. Intanto il sole inizia ad alzarsi e fortunatamente ci riscalda un po’. La nostra guida ci spiega che il motivo per cui tutti i tour iniziano cosi presto è per permettere di osservare le colonne di fumo bollente che evaporano grazie al contrasto con l’aria fredda. Infatti appena spunta il sole i fumi non si vedono quasi più. Più tardi ci viene offerta una colazione con vista geyser, mentre alcuni del gruppo decidono di tuffarsi nelle acque termali. Io rinuncio perché solo al pensiero di togliermi tre strati di vestiti, mi sento male. Il viaggio di rientro a San Pedro è ricco di soste fuori programma per osservare la flora e la fauna tipica dell’altipiano. Ci fermiamo in un villaggio sperduto in mezzo alle montagne in cui la popolazione vive ancora di agricoltura e pastorizia, poi nella valle dei cactus giganti, e la nostra guida, una delle migliori che abbia mai avuto, ci intrattiene con storie e leggende della popolazione locale.

Ma il Cile non ha ancora finito di stupirci, quando pensi di aver visto la cosa più bella, ecco che c’è qualcos’altro di ancora più spettacolare. L’ultimo giorno a San Pedro visitiamo Las Lagunas Escondidas (le lagune nascoste), si tratta di sette lagune salate, dall’acqua cristallina, situate in mezzo ad una distesa di sale. Il paesaggio è ancora una volta di una bellezza indescrivibile, un paradiso turchese e bianco, immerso in un silenzio a momenti quasi fastidioso. Un paesaggio del tutto diverso rispetto al deserto di sabbia o alle formazioni rocciose della Valle della Luna, niente a che vedere con l’atmosfera infernale del Tatio, paesaggi completamente diversi tra loro, eppure sempre appartenenti al deserto di Atacama, molto più ricco e variegato di una semplice distesa di sabbia. Salutiamo il Cile con la promessa di tornarci un giorno: le persone gentilissime, il cibo squisito ed i paesaggi da favola ci hanno rubato un pezzetto di cuore.

 

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