L’altra Argentina: il Nord-Ovest

Mappa-nord-ovestLuglio, si avvicinano le vacanze d’inverno in questo Paese con la testa all’ingiù e, dal momento che qui tutto è sottosopra, per trovare un po’ di caldo bisogna andare al Nord. Il NOA è la nostra meta, il Nord Ovest Argentino, la regione andina del Paese, lì dove iniziava (o finiva) il cammino dell’Inca che collegava l’attuale Argentina con la Bolivia ed i territori Peruviani fino al cuore dell’impero a Cuzco (P.S. qui trovate l’articolo sulla mia avventura nella città peruviana) Una zona in cui si passa dalla selva al deserto a 4000 metri di altitudine, in cui i lama pascolano liberi e le popolazioni locali vivono in case di mattoni e fango. Benvenuti nell’altra Argentina, dimenticatevi la metropoli, il traffico, il caos, le persone scortesi che vanno sempre di fretta. Dimenticatevi Buenos Aires, qui si dorme ancora la siesta, i ritmi sono più lenti e la gente del posto è pronta a lasciarti la sua casa pur di farti sentire a tuo agio. Dimenticatevi i grattacieli e gli enormi scatoloni di cemento che oscurano il sole della capitale. Qui siamo in mezzo a montagne coloratissime, canyon, deserti di sale, fiumi e paesaggi da sogno. Qui ho sentito di nuovo dopo tanto tempo il sapore dell’America Latina, quella in cui le donne raccolgono i capelli neri liscissimi in lunghe trecce e gli uomini masticano foglie di coca sotto il sole cocente.

1485 chilometri a Nord di Buenos Aires, ai piedi della Cordigliera delle Ande, sorge la città di Salta, denominata Salta “la linda” (Salta “la bella”), e come non essere d’accordo! Famosa per la tipica architettura coloniale spagnola, è circondata da paesaggi spettacolari. Uno straordinario panorama della città è visibile dal Cerro San Bernardo, un colle di 1482 metri, la cui cima è raggiungibile tramite ovovia o salendo i 1070 gradini che si inoltrano nel bosco. Salta sarà la nostra base nei prossimi giorni, da qui infatti partono escursioni giornaliere per visitare tutto quello che c’è nei dintorni. Ci aspetta un viaggio incredibile e ricco di imprevisti (tra cui una giornata in ospedale, ma niente di grave per fortuna.)

Dopo esserci sistemate nel Bed & Breakfast, facciamo un giro nella piazza centrale, tipica piazza delle città di origine coloniale con la cattedrale, il cabildo (edificio del comune), un paio di bar e negozi di souvenirs. Decidiamo di entrare nel MAAM – Museo de Arqueología de Alta Montaña (Mitre 77, Salta)  dove ci dicono siano esposti los niños del Llullaillaco: un ritrovamento sensazionale che testimonia il sacrificio umano praticato dagli Inca. In effetti, ritrovarsi davanti a queste mummie perfettamente conservate, è abbastanza impressionante. Si tratta di due bambine e un bambino, di età compresa tra i 7 e i 15 anni, rinvenuti sepolti a 5.000 metri di altezza e conservatisi integri per oltre 500 anni. È incredibile il loro stato di conservazione, sembra veramente che stiano per risvegliarsi da un momento all’altro.

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Il giorno seguente partiamo con un tour per la nostra prima escursione. Ci passano a prendere con un pulmino quasi all’alba e ci dirigiamo a Nord, verso la provincia di Jujuy. Il viaggio non è dei più piacevoli, la strada sale serpeggiando sulle Ande e dopo aver superato la vertiginosa Cuesta de Lipan, un valico di circa 30 km con tornanti molto stretti, raggiunge i 4.170 metri d’altezza per poi riscendere. Improvvisamente da lontano si scorge quello che potrebbe sembrare un immenso lago ghiacciato senza confini, ma quello non è ghiaccio, si tratta di sale! Ci troviamo infatti nei pressi delle Salinas Grandes, una distesa bianca che sembra non avere orizzonte, con una superficie di 6.000 chilometri quadrati. Non avevo mai visto un paesaggio del genere, il bianco riflette la luce del sole rendendola così forte da essere quasi accecante. Qui, uomini vestiti con uniformi totalmente coprenti estraggono il sale per uso alimentare. Intorno non c’è assolutamente nulla, solo un bar costruito esclusivamente con mattoni di sale.

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Dopo le foto di rito, torniamo indietro e ci dirigiamo verso il Cerro de los siete colores, una montagna la cui gamma di colori è il frutto di una complessa storia geologica che include sedimenti marini, lacustri e fluviali di oltre seicento milioni di anni fa. Il paesaggio è coloratissimo, decidiamo di fermarci per visitare il villaggio di Purmamarca che sorge alle pendici di questa montagna, un villaggio con le sembianze del Far West: terra rossa, polvere ovunque, case basse in argilla. La piazza è un mercato all’aria aperta in cui si vendono souvenirs di qualsiasi tipo, borse dai tessuti coloratissimi, sciarpe, fasce, ma anche foglie di coca che qui è normale masticare per combattere il “mal de altura”, il malessere spesso provocato dall’altitudine. Le foglie di coca sono legali e non hanno effetti stupefacenti, tuttavia sconsiglio vivamente di infilarle in valigia e riportarle come souvenir (specialmente se si deve prendere un aereo.)

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Il giorno seguente ci dirigiamo verso Cafayate, un paesino famoso per il vino e per essere il capoluogo della Quebrada de Cafayate, una delle principali mete turistiche della zona. La Quebrada, letteralmente “spaccatura”, è una specie di canyon dove in mezzo passa l’acqua, un fiume, a volte semplicemente un ruscello, che permette la crescita di alcune piante, per cui il rosso intenso delle formazioni rocciose si alterna al verde smeraldo dovuto all’ossidazione del terreno. L’acqua di questi fiumi però non è potabile, dato l’elevato tasso di mineralizzazione, quindi i pochi villaggi della valle vengono riforniti dal governo di acqua potabile ogni settimana.

Il canyon si sviluppa per ben 180 km, lungo le quali ci sono delle “tappe fisse” da visitare, monumenti naturali creati dall’erosione della roccia:

  • La Garganta del Diablo: la gola del diavolo
  • L’Anfiteatro: una grandissima insenatura nella roccia dalla quale si apre un anfiteatro naturale che due volte all’anno viene utilizzato per degli spettacoli, data l’acustica perfetta
  • Tres Cruzes: il mio preferito, un belvedere che offre una vista pazzesca sul canyon

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    Alla fine di questo meraviglioso percorso si arriva in una vera e propria oasi, il paesino di Cafayate dove il perfetto equilibrio tra terreno, acqua e altitudine lo ha reso uno dei posti più fertili dell’Argentina per la coltivazione della vite. Qui visitiamo una cantina dove ci offrono un Torrontés, un vino bianco che si produce solo qui in Argentina, che può essere vinificato dolce come un vino da dessert o secco e quindi bevibile come un bianco leggero. Il paesino di Cafayate è molto piccolo, come al solito presenta una piazza principale e qualche stradina laterale, molto turistico quindi ricco di ristoranti, negozi e hotel.

    Torniamo verso Salta attraversando di nuovo la Quebrada de Cafayate, nel pomeriggio il cielo è più nuvoloso e questo rende, se possibile, ancora più spettacolare il paesaggio, un continuo gioco di colori e forme che ci lascia senza fiato.

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    Piazza principale della città di Jujuy