15 cose strane dell’Argentina

Lasciandosi alle spalle l’Europa e l’Italia e mettendo piede a Buenos Aires, non ci si rende subito conto di trovarsi in un altro continente. Il lascito della forte immigrazione europea del ‘900 si fa sentire ed è facilmente rintracciabile nelle strade, nelle case, nella cultura, nella gestualità e nei lineamenti familiari dei porteños. Ma basta prestare un po’ più di attenzione per notare alcune inevitabili differenze e particolarità che rendono questo Paese così speciale e totalmente unico. Così, dopo aver elencato i motivi per cui mi piace vivere a Buenos Aires, (vedi articolo qui) ecco una lista di curiosità, cose o atteggiamenti che la prima volta mi hanno fatto pensare: -Mmm, questo è strano!- Ovviamente, amici argentini, sempre con “buena onda”, non offendetevi! In fondo scrive una ragazza che non se ne voleva più andare da Buenos Aires.

1 – La fila per prendere l’autobus. Si tratta di una buona abitudine che dovremmo importare anche in Italia: mettersi in fila alla fermata dell’autobus, così chi arriva per primo, sale per primo, mi pare giusto.  Ma attenzione! Guai a saltare una fila o a “colarte” (= infilarti) come si dice da queste parti. Questo può scatenare la collera generale delle persone in fila, che tendono a diventare molto violente (ma come biasimarle, chissà da quanto tempo stanno lì ad aspettare l’autobus.) E fidati, non vuoi avere a che fare con degli argentini arrabbiati.

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2 – I baci.  Una cosa che mi ha colpito dell’Argentina è la quantità di baci. Ci si bacia tra amici per salutarsi, ci si bacia tra sconosciuti per presentarsi. Esatto, non si usa quasi mai la stretta di mano, ma un bacio sulla guancia, di solito la destra. Qui mi hanno fatto notare che invece noi italiani, quando ci baciamo, iniziamo sempre dalla guancia sinistra ed è strano come queste abitudini siano così radicate in noi che le facciamo senza rendercene conto. Ogni volta che mi presentano qualcuno devo ricordarmi di porgere la guancia destra, perché altrimenti, se non lo penso, mi giro automaticamente dall’altro lato, causando spesso dei momenti imbarazzanti, del tipo: -Scusa! non volevo baciarti sulla bocca!-

3 – I Cacerolazos. (leggi: caserolasos) Quando in Argentina si scende in strada a manifestare, cosa che è abbastanza frequente, le persone si portano dietro una pentola (una cacerola appunto) per poterla percuotere con un mestolo o con un bastone, così da far rumore e manifestare il proprio dissenso pacificamente. La caratteristica più evidente di questo tipo di manifestazione consiste nel fatto che i partecipanti possono manifestare il loro malcontento producendo un rumore ritmico direttamente dalle loro case, senza concentrarsi necessariamente in un luogo particolare. Affacciandosi dalle finestre, dai balconi o dai porticati delle abitazioni, si percuotono ritmicamente oggetti adatti allo scopo. Ricordo la prima volta che ho assistito ad un cacerolazo. Ero in casa e improvvisamente ho iniziato a sentire dei colpi assordanti, allora sono corsa alla finestra ma in strada non c’era nessuno, eppure i colpi erano sempre più forti e ritmati. Finché non mi sono resa conto che i manifestanti non erano in strada, ma nelle loro case!

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4 – La propina. Ammetto che in Italia siamo un po’ tirchi e molto poco generosi con le mance. Qui  è tutto il contrario, si lascia sempre la mancia, di solito pari al dieci per cento. Ma non solo nei ristoranti. Si lascia la mancia per un sacco di altre cose.  Per esempio: alla stazione dei bus di lunga distanza c’è sempre una persona che ti aiuta a collocare i bagagli nel vano apposito, non c’è modo di fare da soli, che tu lo voglia o no, bisogna lasciargli le valigie, ovviamente insieme ad una mancia. Quando arrivi a destinazione, c’è un’altra persona che ti aiuta a tirar giù le valigie, questo significa: altra mancia.  Al teatro, alla maschera che ti accompagna al tuo posto, bisogna lasciare una mancia. All’uscita dell’aeroporto c’è sempre un tizio che ti chiama il taxi e ti mette le valigie nel portabagagli… ovviamente si aspetta una mancia.

5 – Il citofono non apre la porta! In Argentina per questioni di sicurezza non si può usare l’apertura elettronica a distanza della porta principale dell’edificio, quella che in generale sta sul citofono di casa. Quindi, una volta che hai risposto al citofono e ti sei assicurato che dall’altra parte non ci sia qualcuno con l’intenzione di derubarti, sei costretto a scendere per aprire, non importa se abiti al primo, secondo o quindicesimo piano! Intanto la persona che ti aspetta di sotto ha il tempo di farsi un giretto perché si sa che “scendo subito! ” in Argentina significa “arrivo tra circa mezz’ora”

6 – Lo yogurt e il latte si comprano “in busta”.  Ma questo lo avevo notato anche in Colombia dove addirittura si vende l’acqua in busta. Non vi dico che divertimento cercare di aprire la busta senza rovesciarne tutto il contenuto!

 

 

7 – Finalmente un altro Paese con il bidet! Dov’è la stranezza? Direte voi se siete italiani… La curiosità dei bidet argentini sta nel getto dell’acqua che esce dal basso verso l’alto, come in una doccia al contrario. E’ bene saperlo per evitare inconvenienti, (appello a tutti i padroni di casa argentini: mettete un cartello per favore, un segnale che dica “Attenzione getto d’acqua potente verso l’alto”, una freccia, non so, qualsiasi cosa!) la prima volta che sono andata ad aprire il bidet avvicinandomi troppo, mi sono lavata la faccia.

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8 – Las Plataformas. Tutte le ragazze in Argentina camminano a circa trenta centimetri da terra, e no, non è un’immagine figurata, non significa che vanno per la vita così spensierate da librarsi in aria. Camminano letteralmente in equilibrio su dei trampoli alti almeno venti centimetri. Non si tratta di scarpe con una zeppa o con un tacco normale, ma una specie di piattaforma enorme che caratterizza tutte le scarpe da donna e quando dico “tutte” intendo proprio TUTTE! Dalle scarpe da ginnastica, ai sandali, agli stivali (vedere le foto per credere). Io credo che questa moda sia dovuta dal fatto che le ragazze argentine non si caratterizzano precisamente per l’alta statura, anche se loro dicono che è solo una questione di stile… per me è comunque un obbrobrio. Sorry!

 

 

 

9 – L’argentino è opinionista. Tutti hanno un’opinione su tutto e tutti hanno la necessità di condividerla. Politica, religione, economia, fisica quantistica, tutti hanno sempre qualcosa da dire.  E tutti in generale sono convinti di avere ragione. C’è il mondiale di curling? Improvvisamente sono tutti esperti di curling. Un nuovo governo, una telenovela, una partita di calcio, la scoperta di un nuovo pianeta. Tutti hanno un’opinione, il che non è necessariamente una cosa negativa, significa che la gente si interessa. La situazione diventa un po’ molesta quando per esempio sali su un taxi e il tassista cerca di convincerti che la tua vita non va come vorresti perché il Paese sta sull’orlo di una crisi e non offre opportunità ai giovani… e alla fine comunque è tutta colpa dell’inflazione.

10- I fiorai sono aperti 24 su 24!  Perché?? Boh

11 – Il mate. Non è che il mate sia strano… quello che è strano è che gli argentini se lo portano sempre dietro! All’università, al parco, in ufficio…non si esce mai senza mate e senza il termos con l’acqua calda (per ricaricare il mate). Ovunque tu vada, sicuramente qualcuno ti offrirà un mate. A proposito, il mate si condivide, c’è un solo mate e una sola cannuccia che si chiama bombilla dalla quale bevono tutti coloro che partecipano alla mateada. Inoltre il rito del mate ha delle regole: non si tocca mai, per nessun motivo, la bombilla! Non si mescola l’erba che sta nel mate; la persona che versa l’acqua è sempre la stessa, quindi ogni volta che qualcuno termina di bere il suo mate,  questo va restituito a lei; e mi raccomando: devi sempre terminare il tuo mate prima di restituirlo, cioè la cannuccia deve fare quel rumore tipico di risucchio di quando l’acqua è quasi terminata… capito no?

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12 – Le cuadras. In Argentina si denomina “cuadra” la distanza che c’è da un’intersezione tra due strade perpendicolari a quella immediatamente seguente, generalmente si tratta di una distanza di circa 100 metri. Quindi quando si chiedono indicazioni a qualcuno, la risposta sarà in “cuadras”, per esempio “il supermercato sta a quattro cuadras da qui”, molto meglio che rispondere ad esempio “il supermercato sta a dieci minuti da qui”, come invece siamo abituati in Italia (anche perché non è quasi mai vero)

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13 – L’ossessione per la chirurgia estetica. Una cosa che mi ha veramente scioccato è l’enorme quantità di tette finte! Sul serio, in Italia non è così abituale vedere ragazze, anche giovanissime con il seno rifatto. A Buenos Aires ce ne sono veramente tante! A quanto pare qui esistono delle assicurazioni sanitarie private che offrono una chirurgia estetica all’anno gratis.

14 – il Fernet con la Coca Cola. Se entri in un bar in Italia e chiedi un Fernet con Coca Cola, il barista ti scoppia a ridere in faccia. Qui in Argentina invece, quattro parti di coca cola e una di amaro fanno il cocktail più in voga tra i giovani. Una fortuna per il marchio italiano che altrimenti sarebbe relegato ad un consumo di nicchia, per certi versi nostalgico. Ricordo ancora l’espressione di sconcerto sulle facce dei miei amici argentini quando ho esclamato: – Il Fernet!? Ma non è un po’ da vecchi?-

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15 – L’arte del chamuyo (leggi: ciamuscio). Non esiste una traduzione letterale per questo termine, può essere riferito a diverse situazioni ed ha molteplici accezioni. Anche se, principalmente, quando si utilizza questa espressione, ci si riferisce al “chamuyo a la mujer”, come ad una strategia degli uomini per, vediamo come posso dirlo con un eufemismo,  ottenere la compagnia di una ragazza (capito che intendo no?). Ed è tutta un’arte! Le si fanno i complimenti, le racconti, le chiedi e cerchi di “venderti” meglio che puoi, ti metti in mostra, cercando di impressionarla, raccontando tutte le tue doti, quasi sempre non vere o comunque sicuramente esagerate (lo avevo detto che gli argentini sono figli di italiani!). Ma il chamuyo non si usa solo per cercare di conquistare una ragazza, è molto più di questo. Applicato ad altre situazioni, il chamuyo può significare anche “raggiro”, “bugia”, una bugia molto poco credibile (altrimenti non sarebbe chamuyo) sempre al fine di ottenere qualcosa. Quindi attenzione! Siate diffidenti all’inizio, e vedrete che con un po’ di allenamento riuscirete a riconoscerlo. In fondo lo disse anche il buon vecchio Luis Sepúlveda: “In questa terra mentiamo per essere felici. Ma nessuno di noi confonde la bugia con l’inganno”

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