10 motivi per cui amo (ogni tanto) vivere a Buenos Aires

 

Ho vissuto in Argentina, anzi a Buenos Aires, che non è la stessa cosa, quasi per due anni, non consecutivi, e se ne avessi l’occasione la sceglierei di nuovo come meta. Questa scelta, ancora devo capire perché, genera spesso perplessità nelle persone che mi circondano, anzi, mi correggo, direi che genera perplessità nell’80% delle persone, nel restante 20% invece genera invidia, ma solo perché pensa che Buenos Aires stia in qualche posto esotico e tropicale, tipo sul Mar dei Caraibi (ecco il risultato della quasi totale eliminazione dell’insegnamento della geografia nelle scuole, ma lasciamo stare…) Quindi, visto che la domanda più gettonata, non solo dagli italiani, ma dagli stessi argentini è: “Perché hai scelto proprio Buenos Aires?” ho deciso di scrivere questo breve articolo per spiegare cosa mi lega così tanto ad una città, situata nell’estremo opposto della Terra rispetto alla mia città natale e che sembrerebbe non avere nulla in comune con le mie origini e con la mia amatissima Italia… niente di più sbagliato.  Se quello che vi viene in mente quando pensate a questo Paese è solo tango e cowboys, allora vi consiglio di continuare a leggere.

1- La cultura “tana”

Tra i primi del ‘900 e la fine della seconda guerra mondiale, moltissimi italiani sono emigrati in Argentina. Oggi gli argentini di origine italiana rappresentano il primo gruppo etnico del paese sudamericano con 20/25 milioni di persone, più del 50% della popolazione totale! Questo significa che gli italiani, qui affettuosamente denominati tanos (dal termine “napole-tano”), hanno importato i loro usi e costumi, la cucina, la passione per il calcio e per lo stare in famiglia, i pranzi domenicali dalla nonna che non finiscono mai, le festività… insomma difficilmente si rischia di avere uno shock culturale. Il governo della città ha addirittura stabilito due manifestazioni per celebrare il popolo italiano che si svolgono a Plaza de Mayo, la piazza più importante della città di solito nel mese di Aprile: il Buenos Aires celebra Italia e il Buenos Aires celebra Calabria (la più grande comunità di italiani in Argentina). Sicuramente è molto emozionante essere così lontani da casa e sentire da parte degli argentini questo amore incondizionato per l’Italia, ma diciamo la verità: è anche un po’ surreale ritrovarsi a 12mila chilometri di distanza e improvvisamente vedere gente che balla la tarantella come se fossimo ad una sagra di paese.

 

 

 

2- Il mix culturale

Proprio perché si tratta di un Paese costruito dagli immigrati, soprattutto italiani e spagnoli, l’Argentina è abituata ad accogliere nuove popolazioni, questo ha creato un arricchimento culturale, etnico e religioso incredibile. Qui convivono in maniera pacifica cattolici, ebrei e musulmani. Alle immigrazioni storiche si sono aggiunte oggi colonie di siriani, coreani e cinesi (il “barrio chino”, o china town, si trova in una delle zone più belle della città ed offre una vastissima varietà di ristoranti e negozi); a questi si aggiunge una forte immigrazione dai Paesi limitrofi o della regione come la Bolivia, il Perù e il Venezuela. Anche se alcune di queste comunità tendono ad isolarsi e purtroppo il razzismo esiste, come esiste ovunque (verso i più poveri, piuttosto che nei confronti di una comunità in particolare, l’immigrato ricco è sempre ben accetto), in generale sono tutti perfettamente integrati nella società.

 

 

 

3- Le strade di Buenos Aires tienen ese qué se yo

Da alcuni è stata definita la Parigi del Sudamerica, in realtà secondo me Buenos Aires ha un po’ di tutte le città europee e allo stesso tempo non somiglia a nessuna in particolare, è originalissima nel suo paesaggio urbano, forse per la completa mancanza di pianificazione. Qui gli edifici sono stati costruiti uno accanto all’altro per sfruttare al massimo gli spazi, ma senza seguire alcuna logica. Il risultato è un bel caos! Ed è strano, per qualcuno abituato all’ordine delle capitali europee, vedere come accanto ad un edificio di epoca coloniale o post-coloniale, magari in stile francese, con cupole e colonne, ve ne sia uno in perfetto stile post-moderno, con ampie vetrate al posto delle pareti. O come accanto ad edifici altissimi vi siano state costruite delle casette in perfetto stile inglese, con tanto di giardinetto. Una volta qualcuno ha detto che queste irregolarità estetiche riflettono gli animi dei porteños (così vengono chiamati gli abitanti di Buenos Aires), irregolarità estetiche ed etiche. Quindi la mancanza totale di una pianificazione urbanistica non sarebbe altro che uno specchio della vita dei suoi abitanti, che non hanno la minima idea di come vorrebbero che fosse. Potrebbe essere, o forse è più semplicemente il risultato di una mancanza di quella cultura dell’estetica alla quale noi europei teniamo tanto. Buenos Aires è nata per essere percorsa camminando, io adoro perdermi per le sue strade e ogni volta scoprire qualche angolo e qualche dettaglio a cui non avevo mai prestato attenzione. Un giretto in città si rivela spesso un viaggio a ritroso nel tempo, edifici come l’antica biblioteca nazionale o come il Palazzo Barolo, si potrebbero trovare anche a Vienna, Madrid o Parigi. Qui si è conservato tutto, non ci sono state le distruzioni delle guerre. Io consiglio sempre di prestare attenzione agli edifici ai lati delle strade e di spostare lo sguardo verso l’alto, i tetti nascondono sempre qualche sorpresa come ad esempio un piccolo chalet costruito in cima ad un grattacielo (sulla Avenida 9 de Julio, vicino all’obelisco).

 

 

 

 

 

4- L’offerta culturale

Una delle cose che più mi ha colpito di Buenos Aires è la vastissima offerta di spettacoli teatrali, senza dubbio Buenos Aires non ha nulla da invidiare alle altre grandi capitali culturali del mondo come New York o Londra. Le luci di Avenida Corrientes, la Broadway sudamericana, si accendono tutte le sere insieme agli schermi giganti che pubblicizzano i vari spettacoli di tutti i generi, che si rinnovano in maniera periodica e nei fine settimana lunghe file si formano davanti ai botteghini dei teatri, grazie ai prezzi accessibili per godersi spettacoli di grande qualità. Buenos Aires ha il panorama teatrale più variegato del Sudamerica. I produttori di musical argentini hanno standard simili a quelli di Broadway. Un totale di 200 teatri e 230 sale sempre attivi! Per non parlare delle librerie, sapevate che Buenos Aires è la capitale mondiale del libro? La capitale dell’Argentina ha infatti più librerie per abitante rispetto ad ogni altra città del mondo. La libreria che spicca su tutte le altre è El Ateneo Grand Splendid, considerata la seconda libreria più bella al mondo. Il complesso fu costruito come un teatro nel 1919 e trasformato in una libreria gigantesca 15 anni fa: all’interno si possono ancora ammirare gli splendidi affreschi del soffitto dipinti il secolo scorso! Inoltre qui si svolge la Fiera del Libro più importante del Sudamerica che attira 1 milione di visitatori ogni anno. Per non parlare del cinema che riceve importanti riconoscimenti internazionali e dell’industria musicale. Vengono a registrare sul Rio de la Plata persino band USA.

 

 

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Libreria El Ateneo

 

5- Una metropoli che respira

Già il nome è un imbroglio: Buenos Aires, la città delle buone arie. Diciamo che mai un nome è stato meno azzeccato. Il traffico è pazzesco, taxi, autobus, qui chiamati colectivos, costruiti nel secolo scorso, nubi di gas di scarico e rumorosissime locomotive diesel, auto scampate alla rottamazione, il tutto condito dal suono dei clacson che non si interrompe mai e dalla musica, l’immancabile cumbia,  che proviene dall’interno delle auto, spesso a volumi imbarazzanti. Ecco perché, per evitare di impazzire, l’unica soluzione è raggiungere uno dei meravigliosi parchi della città. Ce ne sono di bellissimi e curatissimi in ogni quartiere, ma sicuramente i “Bosques di Palermo” sono i migliori. Si tratta in realtà di un insieme di parchi che occupa circa quattrocento ettari di terreno, il polmone verde della città. Qui è il paradiso degli sportivi, si possono noleggiare biciclette e pattini, e si può fare un giro in barca, in pedalò o in canoa. Anche se io preferisco farmi una passeggiata nel Rosedal, il giardino delle rose, dove sono piantati circa dodicimila roseti! A primavera è un’esplosione di colori e profumi e si respira un’atmosfera magica e decisamente romantica: gazebi ricoperti di rose, prati verdissimi, un patio andaluso, un lago navigabile con tanto di isole e scorci indimenticabili, incredibile pensare che questo paradiso si trova all’interno di una delle metropoli più caotiche del mondo.

 

 

 

6- L’aria bohémienne

Nessuna metropoli del Sudamerica attrae più visitatori di Buenos Aires e quasi tutti vengono a  San Telmo, il quartiere più antico della città. Strade acciottolate, casette basse in stile coloniale, un mercato che esiste da più di cent’anni. Questo è sicuramente il posto prediletto di artisti ed intellettuali. Sembra quasi un’altra città o forse una Buenos Aires di un’altra epoca, ferma nel tempo. Qui risuonano ancora le note malinconiche del tango per le vie e se si è fortunati si può assistere a qualche performance lungo la strada. A me è capitato diverse volte ed è più forte di me, ogni volta mi lascio trasportare dalla musica e rimango immobile ad osservare tutta la performance, come sotto l’effetto di un incantesimo.

 

 

 

7- La pizza (del Cuartito), le empanadas, il dulce de leche (toglietemelo da qui!!!), gli alfajores (solo tripli per me), le facturas, il choripan (che non è un semplice panino con la salsiccia!), la carne più deliziosa del mondo…

Gli argentini amano mangiare, forse eredità degli avi italiani, ma non solo, amano il mangiare insieme, il famoso “asado” (grigliata) della domenica, non è un semplice pranzo, è una festa in cui tutta la famiglia si riunisce, ci si siede a tavola a mezzogiorno e non ci si alza fin quando non è terminato l’ultimo giro di mate, la tipica bevanda che si condivide, di solito circa quattro o cinque ore più tardi. Quando un argentino ti invita a prendere un caffè o a “merendar” come si dice qui, assicurati di avere tutto il pomeriggio libero perché stai pur certo che starai seduto in un bar a chiacchierare per almeno un paio d’ore. In Argentina ricorre spesso una parola che è “disfrutar” che non ha una traduzione letterale, ma che vuol dire letteralmente “godersi la vita, godersi lo stare insieme”. Qui si mette sempre al primo posto la famiglia, l’amicizia, la vita.

 

 

 

8- La città che non dorme mai

A Buenos Aires non ci si annoia mai, c’è sempre qualcosa da fare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Vuoi mangiare una pizza a notte fonda? o andare a teatro di mattina? Qui puoi farlo, ci sono locali aperti tutta la notte, spettacoli teatrali a qualsiasi ora del giorno. E non so come sia possibile, ma la gente trova il tempo di fare tutto. A Buenos Aires le giornate sembrano durare 48 ore! Quando in tutti gli altri Paesi la giornata sta per finire, qui è appena iniziata! All’una del mattino la sera non è ancora diventata notte, i bar sono affollati, i ristoranti aperti, i club iniziano solo ad aprire. Buenos Aires è una città giovane. Molti si barcamenano tra due, tre lavori contemporaneamente, eppure quasi nessuno va a dormire prima delle due. Per cominciare non si cena prima delle dieci, undici di sera, (abitudine che non riesco proprio a farmi andare giù) poi nei fine settimana c’è l’abitudine, soprattutto tra i giovani di riunirsi per una “previa”, una specie di pre-uscita in cui si beve qualcosa in qualche locale o a casa di qualcuno e solo dopo le due, le tre di notte si va in discoteca! Bisogna ammettere che agli argentini piace far festa, e non perdono occasione, il fine settimana dura quattro giorni, da giovedì a domenica! E qui il problema di trovare un passaggio per tornare a casa una volta che anche l’ultimo autobus ha terminato le corse non sussiste: il servizio degli autobus funziona tutta la notte ed il costo dei trasporti è bassissimo, 7 o 8 pesos a corsa (circa 30 centesimi di euro) per non parlare dei taxi che passano di continuo a qualsiasi ora, sono sicuri ed economici e basta chiamarli con un cenno della mano.

 

9- Il mondo è dei giovani

Una cosa che ho notato subito è l’età media molto bassa delle persone che incontro per strada, rispetto all’Italia che purtroppo, si sa, è un Paese che sta costringendo molti giovani a lasciarlo. E la cosa che più mi stupisce è che tutti, o almeno la maggior parte dei ragazzi che ho conosciuto sono indipendenti già da prima di terminare l’università. Quasi tutti hanno un lavoro, anche solo part-time, questo significa che quando terminano gli studi, i giovani non hanno solo un titolo in mano ma hanno accumulato già vari anni di esperienza lavorativa e questo permette loro di trovare più facilmente un lavoro nel campo in cui sono specializzati. Ah! Quasi dimenticavo: tutti possono permettersi una carriera universitaria perché qui l’università è pubblica e completamente gratuita!

 

 

 

10 – L’arte di arrangiarsi

L’arte di arrangiarsi è stata probabilmente inventata da queste parti, forse perché qui sono abituati a vivere sull’orlo del precipizio e la fine del mondo sembra sempre che stia per arrivare da un momento all’altro, la gente si reinventa continuamente per adattarsi agli alti e bassi di questo Paese che ha affrontato più crisi economiche che temporali. Qui la gente vive il presente perché sa che quello che oggi è una sicurezza può cambiare radicalmente il giorno seguente: “a Seguro se lo llevaron preso!” si dice da queste parti, letteralmente “Sicuro è stato messo in galera”. E se le cose vanno male, occorre darsi da fare, non rimanere con le mani in mano ad aspettare che mamma Stato metta insieme il pranzo con la cena, e allora nascono per esempio le “imprese recuperate”, fabbriche di cui era stata decisa la chiusura dai proprietari e che gli operai hanno rilevato dando così da mangiare ad almeno 50.000 bocche.

Nonostante tutto, ancora oggi se mi chiedessero: dammi una valida ragione per cui trasferirsi a Buenos Aires, non saprei cosa rispondere, in cambio potrei fornire un milione di ragioni per non farlo: il caos, il traffico, lo smog, i piquetes (strade bloccate da manifestanti per protesta, in media una volta al giorno). Insomma, prendi tutti i difetti di Roma e moltiplicali per una città di circa 4 milioni di abitanti. Il delirio! Eppure, c’è qualcosa in questa città della fine del mondo che attrae giovani da ogni Paese, non si può spiegare, Buenos Aires è una città che va vissuta. Non è una di quelle mete turistiche di cui ci si innamora facilmente, ecco io direi che Buenos Aires è un po’ complicata da amare, una città in cui la bellezza può non apparire subito, spesso con lei il colpo di fulmine non funziona. Per comprenderne il fascino bisogna viverla, tenerle pazienza (molta pazienza!), magari qualche volta può capitare di litigarci un po’ e si può pensare anche di lasciarla, ma alla fine, come dice anche un famoso tango, “siempre se vuelve a Buenos Aires”, si ritorna sempre a Buenos Aires.

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