Tayrona: dove la giungla abbraccia il mare

Immaginate un massiccio montuoso tra i più alti del mondo (circa 5.000 metri d’altezza), le vette innevate, la temperatura perennemente sotto lo zero e poi immaginate di scendere lungo le pendici di roccia nuda fino ad incontrare le prime forme di vita ed attraversare poi la vegetazione che diventa sempre più rigogliosa fino a trasformarsi in foresta tropicale e ancora più giù attraverso la giungla umida passando per ogni fascia climatica esistente sulla Terra fino a raggiungere il caldo torrido della spiaggia e finalmente immergersi nel mare più caldo del pianeta: il Mar dei Caraibi. Questo posto esiste ed esiste solamente in Colombia, si chiama Sierra Nevada de Santa Marta: il sistema litorale montuoso più alto del pianeta che si eleva direttamente dalle spiagge bianche dei Caraibi. La parte più turistica di questa zona è il Parco Nazionale Tayrona, una riserva naturale e archeologica in gran parte ricoperta della giungla tropicale e costellata da spiagge di sabbia bianca e finissima.

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Raggiungiamo il parco quando ormai è sera. L’autobus ci lascia di fronte all’ingresso, ma poi bisogna proseguire a piedi fino al punto in cui si trova il camping perché non sono ammessi mezzi a motore all’interno del parco. Si tratta di un’ora di cammino in  mezzo alla giungla e visto che ormai il sole sta per calare, e non c’è elettricità lungo il percorso, siamo obbligati a pagare una guida del posto che ci accompagni. La prima parte del percorso è abbastanza semplice, il sentiero si alterna a rocce e tronchi d’albero su cui bisogna fare gli equilibristi, ma quando gli ultimi raggi di sole scompaiono e con noi abbiamo solo un paio di torce per illuminare il sentiero, la faccenda diventa complicata. Improvvisamente, nel buio quasi totale, i suoni della giungla sembrano assordanti: i versi delle scimmie urlatrici (che non per niente si chiamano così) sembrano ruggiti di leoni! Ma non possono essere leoni, il cartello all’ingresso del parco che descriveva con tanto di illustrazione gli animali esotici presenti nella giungla, parlava di puma, giaguari, scimmie, serpenti, circa 40 specie di rettili ed anfibi e 70 tipi di pipistrelli…ma non di leoni (se questo può essere di conforto). La giungla si fa sempre più fitta, io cerco di camminare vicino ad una delle due persone con la torcia, mentre continuo a spruzzarmi addosso il repellente anti zanzare fin quasi a non respirare. Libellule, insetti indefiniti e mosquitos mi ronzano nelle orecchie ed io non faccio altro che pensare che dopotutto forse avrei dovuto fare il vaccino per la febbre gialla. Dopo circa 45 minuti di cammino, iniziamo a sentire il rumore del mare e qualche minuto più tardi eccolo di fronte a noi, immenso e selvaggio. Qui la vegetazione è meno fitta e vediamo la luna che si riflette sull’acqua. Continuiamo a camminare lungo la spiaggia per un tratto, ma qualche istante dopo siamo di nuovo immersi nella foresta. Finalmente in lontananza si vedono delle luci: deve essere il campeggio. Improvvisamente iniziamo ad intravedere una serie di tende ed amache bianche illuminate da quelli che sembrano piccoli fuochi, in realtà lampade elettriche, sembra di trovarsi in un sogno o comunque  in un posto fuori dal tempo e dalla realtà. Sono emozionata, per la prima volta passerò la notte su un’amaca in mezzo alla giungla!

 

Ovviamente non sono riuscita a dormire, non è facile trovare una posizione comoda su un’amaca, inoltre la temperatura scende durante la notte e non vengono fornite coperte dal campeggio, ma solo un’amaca con la rispettiva zanzariera, quindi mi sono arrangiata con l’unica felpa che ho. Ad un certo punto della notte, come se non bastasse il freddo, è iniziato a piovere. Fortunatamente durante la mattinata il tempo è migliorato, decidiamo quindi di raggiungere il mare. Percorriamo un sentiero in mezzo alla vegetazione tropicale, palme, mangrovie, fiori colorati e piante sconosciute dalle radici particolarissime ci circondano finché non sbuchiamo su di una spiaggia bianca immensa, di fronte a noi il mare indemoniato, con le onde più grandi che abbia mai visto! Uno spettacolo della natura più selvaggia, solamente da ammirare però. Qui infatti a causa delle correnti marine è strettamente proibito fare il bagno. Proseguiamo il cammino per raggiungere un punto della spiaggia in cui sia possibile tuffarsi e dopo un paio d’ore di cammino arriviamo a Cabo San Juan. Il mare è sempre agitato, ma gli scogli bloccano le correnti e le onde sono meno violente, qui finalmente possiamo buttarci in acqua, tuttavia è più prudente rimanere sempre vicino alla riva.

Più tardi alcuni di noi decidono di visitare il villaggio Chairama. Si tratta di un villaggio abitato dalla popolazione originaria della Sierra Nevada al quale si può accedere attraverso una camminata di tre ore dalla spiaggia. La camminata è abbastanza travagliata, prima di tutto perché il sentiero non è semplice ed è tutto in salita, il villaggio si trova infatti in cima ad una montagna in mezzo alla foresta, inoltre non ci sono cartelli e quindi è facilissimo perdersi, a noi è capitato più di una volta e fortunatamente abbiamo sempre incontrato dei turisti che ci hanno saputo dare indicazioni. Potrei soffermarmi a parlare di questa avventura verso il villaggio indigeno per pagine e pagine, dal momento che è stato per me un punto culmine del mio viaggio, in cui ho sperimentato, credo, tutta la gamma delle emozioni umane: la gioia e l’eccitazione al momento della partenza, lo sconforto quando sembrava non arrivassimo mai, il panico quando ci siamo ritrovati persi in mezzo alla vegetazione senza alcun punto di riferimento, la crisi di pianto quando pensavo di non riuscire a proseguire per il caldo e la fatica, il sollievo e l’allegria all’arrivo ed infine la sbeffa quando al villaggio ci è stato detto che esiste un sentiero molto più semplice per arrivare fin lì, in cui non bisogna arrampicarsi, fare l’equilibrista sui tronchi o aggrapparsi a delle liane per salire su pareti di roccia… evidentemente, come nella vita, al principio del cammino si erano aperte due vie e noi abbiamo intrapreso, non volendo, quella più impervia ma, proprio come nella vita, dopo un cammino travagliato, la vittoria è sembrata ancora più dolce.

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