S.O.S. Bloccati a Barranquilla

“Io vivo qui nel Terminal, uscita 67” (The Terminal)

Ci avevano avvertito: non fidatevi di viaggi o pacchetti vacanze pubblicizzati su internet, sono tutte truffe! E invece noi, non so perché, decidemmo che organizzare un viaggio sulla costa caraibica della Colombia, facendo affidamento su un tipo conosciuto su Facebook, sarebbe stata un’idea geniale. Questa storia inizia il 29 Marzo del 2015 con un volo diretto a Cartagena e termina vari giorni dopo…in un commissariato di polizia di Bogotà. D’altronde non poteva finire altrimenti, date le premesse.

Ero a Bogotà da un paio di mesi e non aspettavo altro che le vacanze di Pasqua per realizzare finalmente il viaggio dei miei sogni, quello nella Colombia che tutti si immaginano, la Colombia calda, allegra e colorata dei Caraibi! La Colombia di Shakira, della rumba e delle spiagge bianche. Addio pioggia! Arrivederci inquinata e grigia metropoli! Per sette giorni non avrei fatto altro che stare in costume da bagno dalla mattina alla sera. Con le mie coinquiline avevamo trovato un’offerta imperdibile: un tour completo della costa, dalla perla dei Caraibi, Cartagena de Indias, fino a Santa Marta e al Parque Nacional Tayrona, un pacchetto di viaggio completo di volo aereo, 7 notti in ostello e spostamenti in pulmino privato. Ci sembrava un occasione da non perdere, anche se inizialmente non eravamo sicure se far affidamento sul tipo che aveva pubblicato l’annuncio su Facebook, così decidemmo di incontrarlo. Sembrava un ragazzo a posto, della nostra età. Ci disse che saremmo stati un bel gruppo, circa 15 persone, quasi tutti studenti universitari e che sarebbe venuto anche lui, facendoci da guida. Infatti, ci assicurò che lui era stato milioni di volte in quei posti e conosceva un sacco di albergatori e proprietari di ostelli, per questo aveva dei prezzi di favore. Ci sembrò sincero e dopo averne parlato tra di noi, decidemmo di fidarci e pagammo una caparra direttamente a lui.

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Iniziai a sospettare che qualcosa non andava quando, ad un paio di giorni dalla partenza, ancora non avevamo i biglietti aerei. Iniziavo già a vedere la nostra vacanza andare in fumo quando, improvvisamente, la sera prima della partenza, il tipo del viaggio ci mandò una email con i biglietti per Cartagena (quindi solo dell’andata -attenzione a questo dettaglio!). Tirammo tutte un sospiro di sollievo! La nostra vacanza era in salvo! Il viaggio, che descriverò più in dettaglio prossimamente, fu incredibile, visitammo dei posti meravigliosi, isolette paradisiache, la giungla, tribù indigene della Sierra Nevada, un vulcano di fango! Ma, se tutto questo vi sembra pazzesco, quello che successe sulla via del ritorno ha dell’incredibile!

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Il volo di rientro a Bogotà era programmato da Barranquilla per il 5 Aprile, la Domenica di Pasqua. Arrivammo all’aeroporto rilassati, dopo una giornata in spiaggia, con delle informazioni molto vaghe circa l’orario del nostro volo. Vi ricordo infatti che, all’inizio del viaggio, ci erano stati inviati solo i biglietti di andata, ma l’organizzatore…anzi chiamiamolo con il suo vero nome, Manuel (che si prenda le sue responsabilità!), continuava a rassicurarci, dicendo di avere la situazione sotto controllo. Tutti noi davamo per scontato che lui avesse i biglietti. Insomma, avevamo pagato per un “viaggio andata e ritorno”, mi pare logico che una volta che l'”andata” si fosse concretata con successo,  saremmo dovuti “ritornare”, giusto?  Beh, a quanto pare non è così ovvio! Una volta in aeroporto ci rendemmo conto che, non solo Manuel non aveva i biglietti, ma non era stato nemmeno prenotato nessun volo di ritorno! Cominciammo ad agitarci e Manuel iniziò a prender tempo, cercando di convincerci che si sarebbe tutto risolto al più presto, che avrebbe prenotato il primo volo con dei posti disponibili (si, come no! Il giorno di Pasqua, l’ultimo giorno di ferie! Buona fortuna!) Così ci sedemmo e aspettammo, aspettammo…e aspettammo, finché non vedemmo decollare anche l’ultimo aereo della giornata per Bogotà.

Per darvi un’idea di come trascorsero le ore successive, avete presente il film The Terminal, in cui Tom Hanks è costretto a vivere in un aeroporto? Beh, più o meno è andata così:

5 Aprile 2015 – 6 ore dopo l’arrivo in aeroporto…

Stanchi e senza capire ancora cosa stia succedendo, chiediamo spiegazioni a Manuel il quale ci dice che purtroppo c’è stato un problema con l’emissione dei nostri biglietti (??), ma che fortunatamente è stato risolto e partiremo con il primo volo della mattina.

7 ore dopo…

Dopo aver tentato invano di dormire per terra, o sulle sedie d’acciaio di fronte all’ingresso del check-in, decidiamo di passare la notte in un motel orribile, sporco e molto poco sicuro, appena fuori dall’aeroporto. Io invio un messaggio alla mia collega di lavoro, avvertendola che non sarei potuta presentarmi a scuola il giorno dopo. Infatti, come se non bastasse rimanere bloccata in un aeroporto, il lunedì dopo Pasqua non è un giorno festivo in Colombia, le scuole sono aperte e una cosa che proprio non mi va giù è dover dare buca ai miei alunni perché so quanto volentieri vengono alla lezione di inglese, ma non posso fare altrimenti.

6 Aprile 2015 – 11 ore dopo…

Alle 4.30 del mattino torniamo in aeroporto e ancora una volta…niente biglietti! Manuel continua a rifilarci la stessa scusa: -non è colpa mia, il mio socio dell’ “agenzia” sta facendo di tutto per trovare un volo ma sono tutti pieni!

13 ore dopo…

Mi arriva un messaggio dall’organizzazione per la quale lavoro, avvisandomi che mi invieranno una lettera di richiamo, dal momento che non mi sono presentata al lavoro e che i giorni di assenza non mi saranno pagati (fantastico!)

17 ore dopo…

Iniziano a mostrarsi i primi segni di esaurimento: mentre alcuni cercano di far passare il tempo cantando o raccontando barzellette, altri (non faccio nomi) improvvisano un balletto di Shakira di fronte al desk di Avianca.

19 ore dopo…

Ormai i dipendenti dell’aeroporto sono diventati nostri amici, siamo diventati clienti abituali della caffetteria, la signora di Subway sa qual è il mio panino preferito e devo fare così pena alla signora delle pulizie dei bagni che non mi chiede nemmeno più di lasciare un’offerta.

20 ore dopo…

Manuel ci dice che finalmente abbiamo alcuni biglietti sul volo delle 13.55…si apre uno spiraglio di luce, forse è la volta buona! Invece no, ancora una volta non è vero, l’ennesimo aereo per Bogotà decolla senza di noi a bordo.

20 ore e 15 minuti dopo…

Non sappiamo più cosa fare, chiediamo a Manuel di darci il numero del suo “socio”, colui che presumibilmente si sta occupando di prenotare i nostri voli, per parlare con lui in prima persona. Telefoniamo e dopo vari tentativi senza ottenere alcuna risposta, diamo per certo che Manuel ci sta prendendo per i fondelli e che non vedremo mai alcun biglietto aereo.

21 ore dopo…

Decidiamo di rivolgerci alla polizia aeroportuale. Siamo stati truffati, siamo bloccati in aeroporto e non possiamo comprare un altro biglietto, primo perché non abbiamo i soldi, secondo perché non si trovano posti disponibili su nessun volo per la capitale! La polizia ci dice di rivolgerci all’ufficio immigrazione visto che siamo quasi tutti stranieri.

22 ore dopo…

All’ufficio immigrazione ci dicono che possono esserci d’aiuto solo se dobbiamo tornare in Europa, peccato che noi dobbiamo andare a Bogotà!

25 ore dopo…

Alcuni del nostro gruppo riescono a trovare dei posti last minute su un volo per Bogotà, ma ad un prezzo esagerato!

27 ore dopo…

Manuel ci dice che ci sarebbe una possibilità di prendere un aereo per Medellìn e da lì prendere un autobus per Bogotà. -Perfetto! Cosa aspetti? Prenota!- Ma, secondo Manuel, dobbiamo pagarcelo da soli perché lui ha la “carta di credito bloccata”(quella dove ci sono tutti i soldi che gli abbiamo dato per il viaggio). Anzi, se fossimo così gentili da fargli un prestito e pagare anche il biglietto per lui e la fidanzata, sarebbe l’ideale…

28 ore dopo…

Alcuni, in preda alla stanchezza, comprano un biglietto aereo per Medellìn, anche se il costo non è proprio basso. E poi una volta arrivati, dovranno comunque cercare un altro volo o un altro mezzo per arrivare a Bogotà. Rimaniamo in pochi, noi italiane, un paio di messicani e alcune ragazze cilene…ah! E ovviamente Manuel e la fidanzata.

30 ore dopo…

Ormai sono le 22.00, dobbiamo fare qualcosa, non possiamo rimanere a vivere nell’aeroporto di Barranquilla per sempre! Prendiamo un taxi e ci rechiamo alla stazione centrale dei bus. Torneremo a Bogotà in autobus, sono più di mille chilometri di distanza, ma non abbiamo alternative, questa è l’opzione più economica. Alla stazione c’è un caos terribile, chiediamo informazioni in tutte le compagnie di autobus ma la risposta è sempre la stessa: tutto prenotato! Non ci sono posti disponibili in nessun autobus per Bogotà fino a domani! Alcune di noi scoppiano in lacrime, siamo stanche, in condizioni pietose e non sappiamo come uscire da questa situazione!

31 ore dopo…

Ci prepariamo a passare un’altra notte insonne, questa volta nella stazione degli autobus (sarebbe stato meglio rimanere in aeroporto!)

7 Aprile 2015 – 32 ore dopo…

Alcuni decidono di fermare un poliziotto per fare la denuncia. Il poliziotto prende i nostri dati, poi ci chiede di indicargli Manuel, che è venuto in stazione con noi ed è seduto in disparte con la fidanzata. Il poliziotto gli chiede i dati,  infine si rivolge a noi dicendoci di fare di nuovo la denuncia in un commissariato di Bogotà.

37 ore e mezza dopo…

Sono passate due notti e quasi due giorni interi. Alle 5.30 finalmente lasciamo Barranquilla su un autobus diretto alla capitale. L’arrivo è previsto tra venti ore! Sono così stanca che dormo durante quasi tutto il viaggio!

8 Aprile 2015 – 57 ore dopo…

Alle 3.00 di notte l’autobus arriva alla stazione di Bogotà! Una volta in stazione facciamo un’altra denuncia alla polizia (a proposito, Manuel e la fidanzata hanno trovato magicamente i soldi e sono tornati in autobus con noi). Purtroppo la polizia non può fermarlo dal momento che noi non abbiamo firmato nessun contratto e la sua agenzia di viaggi in realtà non esiste.

La storia non finisce qui, c’è stata un’altra denuncia in commissariato, lettere di avvocati, eccetera…ma senza alcun risultato. L'”agenzia” di Manuel ha cambiato nome e continua a vendere pacchetti vacanze e organizzare viaggi nei quali succede sempre qualcosa per cui, non si sa come, spariscono soldi e biglietti aerei.

Morale della storia: diffidate dei pacchetti vacanze pubblicizzati su Facebook! Ma questo ce lo avevano già detto mi pare…

 

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