On the road… verso Lima

Abbiamo ancora un paio di giorni prima del nostro volo per Bogotà, ma il nostro aereo parte dall’aeroporto di Lima e noi dobbiamo rifare tutto il viaggio in autobus fin là, questa volta senza passare per Cusco. Copacabana-Lima senza fermate intermedie, una pazzia! Nel giorno e mezzo successivo, le uniche fermate che faremo per sgranchirci le gambe, saranno per cambiare autobus. Infatti non esiste un autobus diretto, ne dovremo cambiare tre. Il primo autobus ci lascerà a Puno, appena oltre il confine col Perù. Da lì dovremo prenderne un altro che ci porterà fino ad Arequipa dove arriveremo a notte fonda e dovremo aspettare quindi nella stazione fino al mattino seguente per salire sul primo autobus per Lima, finalmente!

Uno dei luoghi che mi sono rimasti più impressi del Sudamerica, forse perché uno dei più frequentati da me in questi giorni, sono stati i terminal degli autobus. Le stazioni centrali degli autobus che percorrono le lunghe distanze in America Latina sono come degli aeroporti: ogni compagnia ha il suo desk dove fare il check-in e, se si hanno dei bagagli, occorre consegnarli precedentemente nell’apposita sezione “spedizione bagagli”. Ogni autobus parte da un gate diverso, quindi non ci si può sbagliare e le compagnie più famose hanno dei salottini privati per l’attesa dei clienti, dove le hostess offrono tè e caffè (a volte). Prima della partenza viene fatto l’alcol test agli autisti, che sono sempre in due e si alternano durante il viaggio e ogni passeggero viene fotografato per sicurezza. Nonostante ciò però, bisogna ammettere che non sono ancora molto organizzati per quanto riguarda gli annunci. Quando un autobus sta per partire, la persona addetta agli annunci grida letteralmente (a volte ad un microfono, a volte anche senza) il nome della città di destinazione: -LIMA! LIMA! LIMA!- così ininterrottamente anche per 10-15 minuti finche l’autobus non parte. Ora, immaginate che ci sono circa una decina di compagnie, ognuna con altrettanti autobus che partono ogni minuto per destinazioni diverse… cosa ne può venir fuori se non una confusione incredibile? Capisco che viene fatto per attirare i viaggiatori dell’ultimo minuto e vendere così gli ultimi biglietti rimasti, ma il mal di testa che provoca ai poveri viaggiatori che sono costretti a passare anche molto tempo in stazione può essere terribile. Giuro che a volte di notte ancora sogno le voci che gridano: -CuscoBogotàLapazBogotàLimaLimaLIMAAA!!!

Dopo circa sei o sette film trasmessi dall’autista, quattro pasti serviti dalle hostess, vari passeggeri chiusi in bagno col mal d’auto e dopo aver attraversato piccoli villaggi sperduti in mezzo alle Ande, essere scesi lungo scogliere a strapiombo sull’oceano e aver attraversato un deserto, passando per ogni microclima esistente sulla  faccia della Terra, dalla neve al caldo secco, finalmente raggiungiamo la capitale peruviana e abbiamo ancora una giornata intera a disposizione prima del nostro volo!

Approfittiamo dell’ultimo giorno delle nostre “vacanze” in Perù per rilassarci e comprare gli ultimi souvenirs. Mi piace passeggiare per Lima, dopo tanti giorni sulle Ande, respiriamo l’aria salmastra dell’oceano Pacifico e i nostri polmoni si riabituano alla respirazione normale: finalmente abbiamo ossigeno in abbondanza! Camminiamo sul lungomare di Miraflores fino al Parque del Amor dominato dall’immensa scultura de “El Beso“, che rappresenta due giovani innamorati che si baciano, mangiamo il nostro ultimo ceviche presso un ristorante che ci è stato raccomandato da alcuni ragazzi conosciuti in ostello: “El Punto Azul” e nel pomeriggio non possiamo perderci il Circuito Magico dell’Acqua: un meraviglioso complesso di tredici fontane interattive dove l’acqua, la luce e gli effetti laser creano spettacoli ricchi di magia ed illusioni,  il luogo perfetto per salutare questa terra hermosa! Addio Peru, domani si torna al caos di Bogotà.

Voglio dedicare un piccolo paragrafo a tutti i nostri compagni di avventure, ragazzi conosciuti durante questo incredibile viaggio che hanno fatto un pezzo di strada insieme a noi facendo sì che io e Federica non ci sentissimo mai sole! Ognuno di loro ha reso il nostro viaggio speciale ed indimenticabile. Durante questi pochi giorni in viaggio in posti più o meno remoti ho imparato molte cose, ma la lezione più importante è stata sicuramente questa: fai attenzione a quello che dici in italiano pensando che le persone intorno a te non capiscano, perché anche in un villaggio sperduto a 4000 metri d’altezza sul lago Titicaca, seduto al tavolo accanto al tuo ci sarà sicuramente un italiano, stanne certo!

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