L’isola del sole

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Tipiche imbarcazioni costruite dalle popolazioni delle isole del lago Titicaca

Si dice che il Lago Titicaca non abbia fondo. Nel 1968, dopo aver fatto la terza esplorazione archeologica sottomarina nella storia del lago, Jacques Cousteau disse: “Il fondo del lago Titicaca è rimasto finora molto più segreto della superficie della luna”. Le sue acque e le sue 36 isole, nascondono innumerevoli enigmi, storie e leggende legate fortemente al misticismo sciamanico. “Il lago vive”, è quello che ci dice la gente del posto. Ed è vero se pensiamo che i suoi fondali nascondono città intere (negli abissi del lago sono stati ritrovati i resti di una civiltà esistita tra i 7 e i 10 mila anni fa) ma nessun abitante vuole realmente sapere cosa c’è sotto. Il lago è sacro, lo si rispetta per essere il luogo in cui la civiltà inca è cominciata.

Decidiamo di lasciare Copacabana il giorno seguente per trascorrere un paio di giorni sulla più grande isola del Lago Titicaca, la Isla del Sol, il luogo dove secondo la leggenda Inca uscì il dio Viracocha per creare il sole, il cielo e le stelle. Dopo circa due ore di navigazione sulle acque calme del lago, raggiungiamo la costa nord dell’isola. Basta mettere un piede sulla terraferma per renderci conto che qui siamo in un altro mondo rispetto a Copacabana, ricordate l’albergo con il bagno in camera, i ristoranti, i negozi di souvenirs, l’acqua calda? Beh, qui è tutta un’altra storia…

Non appena scendiamo dalla barca, nel villaggio di Cha’llapampa, un gruppo di bambini ci viene incontro correndo e facendo a gara a chi si accaparra più turisti: -avete bisogno di una camera? un ostello? venite con me! Venite!-. Un bambino mi prende per mano: -solo 15 bolivianos!- mi dice. Io e Fede lo seguiamo fino ad una costruzione, a pochi metri dalla riva del lago. Una signora ci accoglie all’ingresso e ci mostra una stanza, all’interno ci sono due letti e un piccolo tavolino. -Va bene?- ci chiede, annuiamo, non è che abbiamo molte alternative, -il bagno è all’esterno, non c’è acqua calda- continua la signora. Lasciamo gli zaini ed iniziamo l’esplorazione dell’isola. Qui non ci sono strade asfaltate, non ci sono macchine, né mezzi di trasporto di alcun tipo se non barche. La popolazione indigena aymara venera il dio Sole e gli sciamani fanno rituali alla Pachamama (la madre terra) perché ci sia un buon raccolto, perché ci sia la pace nel mondo, perché piova. La terra è amata da tutti e rispettata come la propria madre. Tutti lavorano per tutti e si lavora insieme, nessuno è lasciato solo o escluso dalla comunità. Non esiste polizia perché non ce n’è bisogno. Non pensavo che questo stile di vita potesse esistere, è tutto molto utopico… come un comunismo che funziona. Oltre alla pesca e all’allevamento di pecore e lama, l’attività principale sull’isola è l’agricoltura, in particolare la coltivazione della coca, una tradizione antichissima tenuta ancora in vita dai nativi quechua e aymara. La vita sembra scorrere a rallentatore, le donne lavorano la quinoa sedute sulla spiaggia, o portano a pascolare il gregge mentre i bambini giocano a rincorrersi  sul pontile. Non ci sono lampioni per le vie, qui si seguono i ritmi del sole e quando scende la notte, le uniche luci sono quelle della luna e delle stelle.

 

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La nostra guida, un abitante del posto, ci accompagna per una strada che sale fino alle rovine inca a strapiombo sul lago, sulla parte più alta dell’isola. Si percepisce che siamo in presenza di un posto magico. Saliamo fino al tempio del dio Sole (oltre i 4.000 mt di altezza), e mentre la nostra guida ci racconta di quando qui venivano fatti sacrifici e rituali sciamanici, guardo in giù, verso le acque blu cobalto del lago: è incredibile! Sembra di stare su qualche isola del mar Egeo, non  in cima alla Cordigliera delle Ande! Improvvisamente penso a quanto dobbiamo trovarci in alto, mi gira la testa e inizio a provare un senso di nausea e di debolezza che mi costringe a sedermi. Federica vuole proseguire la camminata per raggiungere la parte sud dell’isola, ma io non me la sento. Il “mal de altura” ha colpito anche me e preferisco tornare in spiaggia a rilassarmi, così ci separiamo.

Trascorro le prime ore del pomeriggio semplicemente sdraiata sulla spiaggia, mentre davanti a me scorrono scene di vita quotidiana dell’isola. I pescatori sulle barche, le donne piegate sotto il peso delle loro sacche coloratissime contenenti arbusti o patate, i bambini che si fanno il bagno nel lago. Niente cellulari, niente internet, niente iPad o mp3 eppure a questi bambini non sembra mancare nulla, si divertono, ridono, cadono, si rialzano. A parte le voci dei bambini, è tutto molto silenzioso, non ci sono bar o locali, il turismo qui non è ancora molto sviluppato e una signora mi ha detto che l’elettricità è stata attivata solo un paio di anni fa. Isla del sol – Video

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Dopo qualche ora ecco che torna Federica, non se l’è sentita di arrivare da sola fin all’altro lato dell’isola, così decidiamo di andarci insieme l’indomani mattina. Di notte la temperatura scende di molto e anche se ogni letto è fornito di tre o quattro coperte di lana, il freddo si fa sentire (io non ho nemmeno il coraggio di togliermi i vestiti!).

L’indomani mattina raggiungiamo in barca la costa sud dell’isola. Il villaggio di Yumani è molto più sviluppato e turistico rispetto alla parte nord. Ci sono diversi ristoranti e alberghi (alcuni espongono cartelli in cui campeggia la scritta “wi-fi” a grandi lettere, ma poi, guarda caso, non funziona mai!) La parte sud dell’isola è anche molto più verde, e mentre attraversiamo il villaggio, salendo per i sentieri che si inerpicano sulla montagna, attraversiamo immensi campi di coca e quinoa. Il sole brucia la pelle senza che ce ne rendiamo conto e fa sì che la temperatura sia sempre mite durante il giorno. Quando raggiungiamo il punto più alto dell’isola, la vista è spettacolare: il blu del lago contrasta con le bianche vette della Cordigliera Reale. Di fronte a noi, la Isla de la Luna è la perfetta controparte alla Isla del Sol: lo yin e lo yang, l’uomo e la donna, il sole e la luna, gli opposti che si attraggono e si guardano. Una leggera brezza interrompe il silenzio più assoluto, é proprio vero: “il lago Titicaca vive”.

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La Cordigliera Reale delle Ande, di fronte al Lago Titicaca
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La Isla de la Luna vista dalla costa sud della Isla del Sol

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