Bienvenido a Bolivia

Sono le 23.30 del 3 Luglio 2015, siamo su un autobus diretti in Bolivia, esattamente a Copacabana, sul lago Titicaca (da non confondere con la più famosa spiaggia di Copacabana di Rio de Janeiro in Brasile). Il viaggio dura tutta la notte ma io non riesco proprio a dormire. Dietro di me è seduta una signora con una bambina di circa cinque anni e un neonato. Capisco dai discorsi tra la mamma e la figlia che sono dirette a Buenos Aires e non posso fare a meno di pensare a quante ore di autobus dovranno ancora fare dopo che noi saremo scese, sicuramente più di trenta, ma se devo essere sincera, un po’ le invidio, sarebbe bello fare un salto a Buenos Aires, se solo avessi più tempo! Intanto sorge il sole e fuori dal finestrino il paesaggio è cambiato, eccome se è cambiato! Durante la notte è nevicato, anzi, sta ancora nevicando e tutto è ricoperto da un sottile manto bianco, sicuramente siamo saliti di altitudine e immagino che farà molto più freddo rispetto a Cusco. I nostri vestiti saranno abbastanza pesanti? Non avevo proprio pensato alla possibilità che potesse nevicare!  Alle 6.00 l’autobus si ferma e l’autista annuncia -Copacabana!- è la nostra fermata, salutiamo Emil che invece ha deciso di proseguire fino alla capitale boliviana: La Paz, e scendiamo. Mi rendo conto di avere i piedi congelati, ma non posso farci niente, non ho altre scarpe con me. Chiudo il parka fino al mento e tiro su il cappuccio (certo che un cappello potevo anche portarlo!). Mi guardo intorno e noto che oltre a noi due sono scese altre sei o sette persone, tutte molto più equipaggiate, con zaini da trekking e scarpe sicuramente più adatte alla neve delle mie Nike. Il bus ci lascia sulla strada, letteralmente in mezzo al nulla, intorno a noi si vede solo un immenso campo innevato. E adesso? Io non vedo nessuna città, nemmeno in lontananza! All’improvviso vediamo arrivare un pulmino molto malandato che si ferma proprio accanto a noi, -Copacabana?- ci chiede la signora seduta al posto del passeggero, -Si- rispondiamo. -Dovete proseguire con noi, questo è ancora territorio peruviano, vi accompagniamo fino al confine-. Nel pulmino c’è anche un bambino, e un signore alla guida. Indossano gli abiti tradizionali e la signora ha i capelli raccolti in due lunghe trecce nere legate insieme alla fine, la pettinatura tipica delle “cholitas”, le donne di etnia india delle Ande. Dai grossi sacchi di juta contenenti patate che stanno nel furgone, capisco che sono dei contadini. A quanto pare le grandi compagnie di autobus, come Cruz del Sur, pagano la gente del posto per accompagnare i passeggeri fino al confine con la Bolivia, così che l’autobus possa continuare sulla strada principale senza fare deviazioni. Dopo circa un quarto d’ora di strada sterrata quasi deserta, e circondati dai campi innevati, il pulmino si ferma. –Muy bien- ci dice la signora, -siamo arrivati. Questa è la dogana- Guardo fuori dal finestrino e vedo solo una piccola casetta alla nostra sinistra e una barriera che blocca il passaggio di fronte a noi. -Preparate i passaporti- continua, -se avete bisogno di usare il bagno, alla vostra destra c’è un negozio, potete andare là- Il “negozio” in realtà è la casa di una signora che vende del cibo precedentemente preparato da lei nella sua cucina, il bagno si trova all’esterno ed è a pagamento. Dopo aver passato i “controlli” della polizia di dogana (che consistono nel farci firmare un foglio in cui dichiariamo di non portare armi o droga con noi), la signora del pulmino avvicina Federica e le dà dei soldi boliviani: -Ecco,- dice -questi dovrebbero bastare per tutti. Noi non possiamo attraversare il confine, proseguite a piedi per circa dieci minuti e prendete un taxi fino a Copacabana, mi raccomando, non devono chiedervi più di 8 bolivianos a testa! (8 bolivianos = 1 euro)- Io e Fede ci guardiamo, “ma come sarebbe? non dovevano portarci fino a Copacabana?”. Comunque, inutile chiedere spiegazioni, meglio mettersi in marcia. Raduniamo tutto il gruppo e, zaino in spalla, ci prepariamo ad attraversare il Confine a piedi mentre ricomincia a nevischiare. In lontananza, sotto una coltre di nebbia, iniziamo a scorgere le acque del Lago Titicaca,uno dei laghi più grandi del mondo e il lago navigabile situato alla maggiore altitudine (3.812 mt sopra il livello del mare). Dopo pochi metri, finalmente di fronte a noi vediamo il cartello: -Bienvenido a Bolivia-  Bienvenido a Bolivia- video

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Quando il taxi ci lascia in centro a Copacabana ormai sta diluviando, la neve si sta sciogliendo e le strade sono diventate dei torrenti. Non abbiamo soldi né un posto dove andare. Iniziamo a camminare in una direzione qualsiasi alla ricerca di un bancomat, poi penseremo a cercare un ostello. Mentre camminiamo a passo rapido, cercando di saltare le pozzanghere, mi guardo intorno e mi rendo conto che, seppur Copacabana sia un luogo abbastanza turistico, tutto sembra più umile e povero rispetto al Perù. Ho anche la sensazione che la gente del posto ci guardi con diffidenza e siano tutti un po’ più freddi e distaccati con noi, rispetto ai vicini peruviani, ma forse sono solo meno abituati ai turisti.

Dopo aver prelevato dei soldi, bagnate fradicie, ci buttiamo nel primo ostello che troviamo e ci rendiamo subito conto che qui in Bolivia i soldi non saranno un problema! Un letto in ostello costa circa 20 bolivianos, cioè meno di 3 euro a notte! Stiamo per pagare quando mi viene un’idea: “perché stare in un ostello, quando possiamo benissimo permetterci una camera in albergo?”. E così per una volta facciamo una pazzia e per “ben” 6 euro a testa dormiamo in un albergo in centro, con tanto di bagno in camera, per la prima volta da quando abbiamo iniziato il nostro viaggio!

Mercato a Copacabana – Video

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