Cuzco: la capitale dell’impero Inca

 

Dopo 23 ore di bus, aver costeggiato il Pacifico, attraversato un deserto ed essere saliti fino a 3400 metri sulla cordigliera delle Ande fino a vedere la neve, finalmente raggiungiamo la nostra destinazione. Arriviamo a Cuzco di mattina, completamente distrutti dal viaggio. Non appena scendiamo dall’autobus il sole delle Ande ci acceca, qui brucia di più: siamo a 3.450 metri d’altezza. Il nostro corpo si deve abituare, una volta messi i piedi a terra la testa inizia a girare, come quando da seduti ci si alza in piedi troppo velocemente, solo che adesso questa sensazione di disorientamento dura molto più a lungo. Il ragazzo dell’ostello ci dice che è normale, entra meno ossigeno nei polmoni, circa il 50% in meno, questo significa che due respiri equivalgono ad uno ad un’altezza normale, quindi bisogna fare dei respiri lenti e profondi altrimenti aumenta il battito cardiaco e si rischia l’iperventilazione. Viene chiamato il “mal de altura” ed il rimedio consigliato dal popolo andino è masticare foglie di coca.  Io non ho avuto particolari problemi, a parte il fiato corto al minimo sforzo, mentre Federica ha accusato di più i sintomi dell’altitudine, per questo ha deciso di rimanere in ostello mentre io ed Emil facciamo un giro in centro. Abbiamo una missione da portare a termine: dobbiamo trovare un’agenzia di viaggi che ci venda il passaggio e l’ingresso al Machu Picchu ad un prezzo ragionevole! Lo so, questo viaggio è assolutamente improvvisato e sembra quasi una specie di scommessa per dimostrare che si può viaggiare anche senza una lira. In fondo noi avevamo prenotato solo il volo aereo per Lima perché era un’occasione, ma adesso che siamo qui non possiamo perderci la rovina più famosa del Sudamerica. La realtà però è che i prezzi sembrano inaccessibili per le nostre tasche. Solo l’ingresso costa 70 dollari, inoltre l’unico mezzo indicato su internet per arrivare fin lì è un treno turistico che parte da Cuzco, il cui prezzo parte da 100 dollari! Non ci resta che affidarci a qualche agenzia che organizza tour al Machu Picchu con furgoncini privati a prezzi molto più bassi, anche se il tragitto sarà molto più lungo e faticoso.

Arrivati a Plaza de Armas, la piazza principale di Cuzco, una sfilza di agenzie offre pacchetti per tour più o meno organizzati. Quasi tutte offrono una gita di due giorni e tutti i pacchetti comprendono viaggio in auto andata e ritorno da Cuzco a Hidroelectrica (l’ultimo paesino prima del Machu Picchu), una notte in ostello, ingresso al Machu Picchu, pranzo, cena e colazione. Siamo riusciti a contrattare il prezzo con un’agenzia che offriva il pacchetto a 100 dollari, arrivando a pagarne solo 70!

La gita è programmata per il giorno seguente, quindi abbiamo ancora tutto il pomeriggio per visitare la capitale dell’Impero Inca, l’ombelico del mondo (in lingua quechua, Cuzco significa ombelico, qui secondo gli Inca, confluiva il mondo degli inferi con il mondo visibile ed il mondo superiore). Circa 500 anni fa, su queste montagne sono arrivati gli spagnoli in cerca dell’oro ed hanno soffocato nel sangue la civiltà più grande e più antica d’America. Il lascito degli spagnoli è ben visibile, dalle case ed i terrazzi in stile coloniale, alle chiese sfarzosissime costruite ad ogni angolo della città. Tuttavia in mezzo alla piazza, si erge maestosa la statua d’oro di Pachacutec, considerato il fondatore dell’impero Inca.  Questa miscela di cultura indigena ed influenza spagnola caratterizza tutta l’architettura della città, rendendola unica.

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Qui facciamo tantissime conoscenze, l’ostello in cui alloggiamo a Cusco è infatti uno dei più “internazionali” che abbia mai frequentato. Tantissimi ragazzi provenienti da tutto il mondo (e probabilmente senza soldi come noi) si avventurano zaino in spalla per conoscere le più grandi rovine Inca. La comunità dei “backpackers” (coloro che viaggiano low-cost) è enorme ed è composta da uomini e donne, in coppia ma anche da soli, come Elena, la ragazza trentenne che ha deciso di prendersi una pausa dal lavoro per girare il Perù zaino in spalla, o i nostri amici uruguaiani, due professori di liceo con spirito d’avventura ed amanti del rischio, c’è poi la giovane coppia in “luna di miele alternativa” o il ragazzo argentino che lavora nell’ostello in cambio di vitto e alloggio per poter risparmiare e viaggiare nel tempo libero. Insomma, se avete le disponibilità e potete viaggiare comodi, tanto meglio per voi, ma l’avventura, le amicizie, le soddisfazioni che ti dà il “viaggiare low-cost” vanno provate una volta nella vita. Si tratta di un’esperienza che ti arricchisce profondamente e che chiunque, con un po’ di spirito di adattamento, può affrontare.

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